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La Cucina Scacciacrisi


La cucina scacciacrisi. 150 ricette economiche della tradizione italiana e il Manuale di 150 ricette di cucina di guerra, una riedizione di un testo originale del 1916 sono una proposta editoriale intelligente, ben curata e che restituisce al grande pubblico una cultura del cucinare che rischia di essere misconosciuta. Il doppio volume è edito da CremonaFiere (rientra nella collana Il BonTà) ed è in vendita con «La Provincia» a 9 euro più il costo del giornale. La cucina scacciacrisi è stato curato dal Club del Fornello e da Ambrogio Saronni, la riedizione delle ricette della Grande guerra si deve invece a Carla Bertinelli Spotti. «Conservare la tradizione e renderla sempre attuale — scrive Antonio Piva nell’introduzione —: è l’obiettivo di questo adattamento che punta a fare scoprire nuove ricette attingendo a piene mani dalla cucina dei primi anni del Novecento, un periodo certamente non facile ma in cui l’ingegno, l’abilità e naturalmente la qualità di produzioni eccellenti consentivano di mettere in tavola sempre ottimi piatti». Le ricette sono state riadattate talvolta ai gusti e alla reperibilità degli alimenti e al diverso apporto calorico di cui necessitiamo oggi, conducendo una vita più sedentaria. La cucina scacciacrisi guarda alla tradizione culinaria italiana: dalla focaccia genovese alla polenta concia valdostana, dalla ‘patuna’ cremonese ai cuddureddi con il mosto ragusani, il libro suggerisce un viaggio gastronomico su e giù per lo Stivale. Anche la sezione curata da Saronni propone ricette della tradizione, con un occhio attento alla spesa. Gli ingredienti sono quelli più economici, che sanno utilizzare anche parti meno nobili delle carni, molte verdure, i legumi e vari alimenti nutrienti, che consentono a chi sta ai fornelli di ottenere grandi risultati senza spendere un capitale. Le ricette di Saronni sono in qualche modo la versione ‘moderna’ della cucina di guerra. Il Manuale era stato pubblicato a Cremona nel 1916 con lo scopo non solo di aiutare le massaie a fronteggiare la penuria alimentare, ma anche a raccogliere fondi per il Comitato dei Mutilati

 




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