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‘Vigilare’ significa lavorare nell’attesa di restituire i beni


Domenica 1a d'Avvento 

Mt.13,33-37
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà; se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

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Il cellulare, ogni mattino, mi ricorda che sono le sei in punto. Nonsbaglia mai. Risuona ogni sette minuti, caso mai l’abbia spento senza saperlo oppure voglia rimanere ancora al calduccio per qualche momento. La stanchezza della giornata precedente o la tarda ora serale prolungano a volte il sonno. Pensieri e preoccupazioni rischiano di rendere quel sonno meno tranquillo e quella notte menoserena. Svegliarsi e addormentarsi sono, dunque, due atteggiamenti quotidiani su cui oggi, all’inizio del cammino d’Avvento, il Vangelo vuole rendermi attento. Il breve testo del Vangelo di Marco, evangelista che ci accompagnerà da oggi alla scoperta della volontà di Dio, ripete per ben quattro volte, l’invito a vegliare. Unpiccolo accorgimento che indica come la vita, forse più facilmente di quanto pensiamo, sia una possibilità vera e concreta di addormentarsi. Ci si appesantisce e si rimane come schiacciati dalle preoccupazioni che opprimono, dalla paura che immobilizza, dalla poca voglia di fare ancora perché si vede che ciò che si propone non funziona e non è accolto. Ci si addormenta perché forse si lavora molto, talvolta anche nella direzione sbagliata e ci si affatica, anche per ciò che non nutre, non salva, non dà gioia. Il Vangelo ci racconta due brevi parabole: la prima, quella del padrone che se ne va e affida la sua casa ai servi e al portiere il compito di vigilare assomiglia molto alle parabole matteane delle scorse domeniche. C’è un’assenza del padrone di casa rappresentato dai suoi servi i quali sono invitati ad amministrare ciò che non è loro.

In questo, probabilmente, consiste la veglia. Il padrone parte,marestano, al suo posto, servi e portiere che, insieme, devono amministrare quella casa, ciascuno secondo il suo potere e il compito ricevuto. Mi piace pensare che la mia vita, insieme alla vostra, sia un’occasione d’oro che il Signore ci ha regalato per essere buoni amministratori. E non dei miei beni,madei suoi. Non di quello che sono io, ma di ciò che Lui, ancora, anche oggi, può fare in ciascuno di noi. Un tempo, quello che sta scorrendo, che ci porta ad un termine: il momento in cui il padrone ritorna. Ed è la seconda parabola. Il padrone si ripresenta sulla scena all’improvviso non per mettere alla prova. Semplicemente per verificare se i servi sono svegli. Quella casa la gestiscono come se fosse di loro proprietà e, contemporaneamente, sanno bene che tutto sarà loro tolto. Grandezza della vita che ci rende padroni di ciò che abbiamo e, al contempo, servi e amministratori di ciò che non è nostro. Sicuri e convinti delle possibilità nelle nostre mani, fragili custodi di ciò che possiamo perdere da un momento all’altro e la cui gestione è sottoposta a giudizio. La grazia non è scampare quella venuta, ma sapere che è reale. La vita cristiana ci grida, all’inizio di questo Avvento, che non possiamoperdere l’occasione di vivere addormentandoci, fingendo di non sapere. La nostra vita è un delicato campo tra ciò che Dio regala, ciò che noi riusciamo a vivere in modo operoso e vigile, il ritorno del padrone e il nostro cuore pronto ad accogliere. «Vigilare» potrebbe essere sinonimo di lavorare in modo operoso attendendo il momento in cui, con gioia, potremo restituire molto a chi ci ha regalato molto. La mia vita è cristiana se quel Padrone che torna è la mia preoccupazione. È vita credente se mi rendo conto che muovo passi, pensieri, parole, incontri, vita famigliare, lavoro, comunità cristiana, fatica di credere nell’ambito di una vita che il padrone, prima di partire, ha posto nelle mie mani. Se vigilo, provo ad amministrare. E al suo arrivo non ho paura di presentarmi a Lui, sentendolo arrivare. Non aspettiamo la vigilia di Natale per accorgerci che il Signore viene. Giorno per giorno rendiamo la sua presenza viva, attendiamo il suo ritorno, siamo nella gioia per la sua nascita. Sono contento che inizi di nuovo l’Avvento. Senza strepito e senza rumore il Signore invita ciascuno a puntare la sua sveglia, a destarsi dal sonno che rischia di opprimerlo. Ed è anche bello svegliarsi prima che il cellulare suoni. Stropicciati gli occhi e scesi dal letto, quando giunge l’ora, si è già un passo avanti.

 
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