Via Maschi per indebolire Perri. Nuova sfida
di Vittoriano Zanolli
Oreste Perri è sindaco di Cremona a dispetto dei vertici del Pdl, il partito che dovrebbe sostenerlo e che di fatto lo contrasta. I grandi (si fa per dire) manovratori azzurri volevano un uomo più malleabile, possibilmente un signorsì. Ne hanno subìto la candidatura, l’elezione e tutte le decisioni da lui prese in autonomia se non in contrasto con i diktat della segreteria provinciale che ha disseminato il suo percorso amministrativo di ogni genere di ostacoli. A pensar male si fa peccato ma si indovina, insegna il grande vecchio della politica italiana. Dunque, come non credere che il siluramento di Domenico Maschi sia l’ultima di una serie di azioni finalizzate a indebolire il sindaco? E come non sospettare che Mino Jotta ne sia il regista?
Le sue dichiarazioni di ieri rivelano compiacimento per un’operazione assurda e dalla quale solo lui può trarre un vantaggio effimero. Ormai è guerra aperta col sindaco. Ma com’è nel suo stile, Jotta non si espone. Combatte servendosi degli altri, in questo caso della parte del gruppo consigliare del Pdl a lui più vicina. Oggi si spiega il silenzio delle scorse settimane: ha lavorato nell’ombra perché il capogruppo fosse sfiduciato. Mancano le prove, ma c’è da credere che i nove siluratori di Maschi siano stati guidati dal responsabile provinciale del loro partito. Jotta è passato dallo strepitio isterico sulle nomine alla silenziosa azione sotterranea: cambia la strategia, non la rappresentazione della peggiore politica alla quale da tempo siamo abituati. Una politica indifferente ai problemi della gente, attenta solo alla gestione del potere. E' un modus operandi che richiama quello delle vecchie segreterie di partito dove il manuale Cencelli era la Bibbia, con la differenza che Dc, Pci e Psi facevano politica. Oggi invece il Pdl, dilaniato dalla lotta tra la componente forzista e aennina, è assente da tutte le principali questioni cremonesi e provinciali: dall’emergenza lavoro all’insediamento di nuovi poli produttivi, dal dibattito sui trasporti pubblici cremonesi alla strada sud, dal rilancio turistico e culturale della città alla privatizzazione delle società pubbliche, dalla realizzazione delle grandi opere alla difesa dell’ambiente.
Non meno deludente è l’opposizione, con un giovane e rampante segretario del Pd come Titta Magnoli che si dimostra politicamente vecchio e lontano dai veri problemi quando attacca un Albertoni che accetta di restare presidente dell’Aem. In un quadro così desolante, dove comandano nani e ballerine, per dirla con l’assessore Roberto Nolli, appare quasi normale che si colpisca una persona corretta, mite e irreprensibile come Maschi. L’ormai ex capogruppo consigliare del Pdl ha fatto il solo errore di non avere firmato la lettera ipocritamente amichevole che criticava il sindaco per la conferma di esponenti del centrosinistra al vertice di aziende ed enti controllati o partecipati dal Comune. I nove consiglieri del Pdl hanno atteso l’ultima settimana di agosto, quando tutti sono in ferie, per agire nell’ombra, da congiurati, e pugnalare alle spalle il loro referente in consiglio. Non hanno nemmeno coinvolto gli altri loro compagni di partito sapendo che avrebbero negato la loro complicità. Hanno tolto a Maschi la fiducia senza un motivo concreto se non il fatto di essere legato a Perri e di condividerne le decisioni anche sulla questione delle nomine che è un falso problema. Perri ha conservato tre presidenti nominati dal centrosinistra al vertice di altrettanti enti: Augusto Galli alle Autostrade Centro Padane, Paolo Bodini alla Fondazione Stradivari e Franco Albertoni all’Aem. Sono solo tre delle numerose aziende che hanno rinnovato i consigli d’amministrazione dove non è avvenuto il naturale avvicendamento tra centrosinistra e centrodestra, al contrario di ciò che gli ex forzisti del Pdl vogliono far credere, stravolgendo la realtà.
Ci fu tensione in maggioranza anche quando Perri si impuntò nel volere presidente di Lgh Andrea Pasquali, iscritto al Pdl, non al Pd. Insomma, tutto serve a rendere difficile la vita a un sindaco disorganico alla politica come la intendono Jotta, Magnoli e probabilmente Gianni Rossoni che non vede, non sente, non parla e lascia che la prima maggioranza di centrodestra di Cremona si sgretoli. Intanto il sindaco non svela i suoi piani. Mostra i muscoli, com’è sua abitudine quando è indeciso sul da farsi. Sa che un atto proditorio come la sfiducia a Maschi non può non avere conseguenze. Sa che l’ex capogruppo è una risorsa e sa che il rimpasto in giunta è indispensabile. E’ un uomo solo al comando, artefice del destino suo e dell’amministrazione che guida da due anni: una nave alla deriva che per l’irresponsabilità di una parte dell’equipaggio oggi rischia il naufragio.