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Treni locali: la politica ora mostra i muscoli


Vedere vecchi locomotori e carrozze scalcinate sulle linee cremonesi indigna ancora di più degli enormi disagi che i pendolari sopportano ogni giorno e ancora di più durante questa ondata di maltempo. L’aspetto più grave del disastro ferroviario è che non si intervenga per prevenire guasti, ritardi e disservizi che si ripetono con frequenza crescente e che sono il frutto dell’atavico stato d’abbandono delle tratte locali. Dovremmo stupirci se macchine da rottamare e ancora in attività non si rompessero in continuazione. Accettare come normale una situazione limite e non porvi rimedio è imperdonabile, tanto più che ne sopportano le conseguenze persone che pagano per ricevere un servizio indegno di un Paese civile. E’ scandaloso che solo qualche voce stonata rompa un silenzio omertoso e chieda di fermare il degrado, di investire e di garantire un trasporto ferroviario degno di questo nome. Nell’indifferenza quasi generale, si assiste invece al progressivo peggioramento di un servizio, oggi trasformato in supplizio.

E’ comprensibile la reazione rabbiosa dei viaggiatori della Mantova- Cremona-Milano che in questi giorni sono arrivati a destinazione addirittura con due ore di ritardo. Capita che a farne le spese sia il personale di servizio sul quale gente impotente, costretta a subire condizioni di viaggio disumane, scarica il suo malumore. Succede che persone perbene perdano le staffe e volino schiaffi. Sono episodi che non vorremmo registrare e raccontare. I pendolari non dovrebbero sfogarsi sui dipendenti delle ferrovie, magari scortesi e demotivati, ma non responsabili del disastro. Dovrebbero sempre ricordare l’origine del loro calvario. Se le tratte per Milano, Brescia, Treviglio, Fidenza e Piacenza sono ridotte così male, la colpa è della Regione, della Provincia, dei Comuni e dei parlamentari che accettano la Caporetto delle ferrovie come una piaga ineluttabile. I ritardi e i guasti registrati in questi giorni di gelo fanno notizia ma distolgono l’attenzione dal problema di fondo che è l’ordinario e sistematico disservizio. Si pensava di avere toccato il fondo con Trenitalia macon Trenord si è scesi ancora più in basso. L’incertezza gestionale è evidente a tutti perché si ripercuote direttamente sui viaggiatori ai quali succede di rimanere bloccati a Tavazzano per ore al freddo in mezzo alla campagna senza ricevere informazioni o di restare assiderati perché in pieno inverno non si può spegnere l’aria condizionata. Come tutti i drammi, anche quello vissuto dai pendolari ha risvolti comici. In un quadro così desolante suonano beffarde le scuse di Trenord per i disguidi causati da neve e gelo. Un dignitoso silenzio sarebbe stato più gradito. I passeggeri dovrebbero essere risarciti per i disagi patiti, invece si paventano nuovi rincari dei biglietti dopo l’aumento del 20 per cento scattato lo scorso anno e si prospetta una manovra finanziaria che non darà scampo al trasporto pubblico. La Regione Liguria ha denunciato Trenitalia per l’incapacità dimostrata nel gestire l’emergenza.

In Piemonte i pendolari verranno risarciti dei danni subiti con un mese di abbonamento gratuito. E in Lombardia? I signori del Pirellone costruiscono una nuova sede faraonica dotata di eliporto e lasciano che il territorio più ricco d’Italia, la Baviera del Belpaese, sia servito da littorine ottocentesche. Se scendessero dalle auto blu per salire sul Mantova-Cremona- Milano nelle ore di punta e viaggiassero in piedi, forse si vergognerebbero un po’. E capirebbero perché lavoratori e studenti abbiano pensato alla simbolica protesta dello sciopero del biglietto che compreranno ma che non mostreranno ai controllori. I diecimila cremonesi che viaggiano sulle tratte locali meritano il rispetto di un Paese che non può continuare a ignorare una situazione intollerabile come questa. Gianni Rossoni, confermato assessore regionale, il consigliere Agostino Alloni, i sindaci di tutti i Comuni maggiori, il presidente della Provincia Massimiliano Salini e i cinque parlamentari cremonesi, cremaschi e casalaschi lavorino insieme per cancellare la vergogna dei treni. Tutti i proclami e le passerelle dei nostri politici non sono serviti per salvare il Pendolino. Ora li attende la battaglia epocale sulle tratte locali. Sarà vinta solo quando si arriverà a Milano da Cremona in quaranta minuti, non in quattro ore come capita adesso.

 
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