Sulle nomine i sindaci resistano ai partiti
mar 20 settembre 2011
di Vittoriano Zanolli
Dobbiamo ripeterci. Lo facciamo contro voglia e senza propositi polemici nei confronti del coordinatore provinciale del Pdl: Mino Jotta brilla per la totale assenza dalla scena politica locale e riappare solo quando i partiti affilano le lame per spartirsi le poltrone. Esce dal letargo e si muove, febbrile, da un tavolo all’altro. Promuove incontri, fa proposte, spariglia le carte e rilancia, spiazzando alleati e avversari. E’ accaduto con la nomina dei consigli di Padania Acque, di Lgh e adesso con quella dell’Aem. Finora non ne ha azzeccata una, ma le sconfitte inanellate non gli impediscono di continuare a calcare la scena con baldanza, forte del peso virtuale di un partito che alle sue spalle è tutt’altro che compatto. E’ in prima fila nelle lotte di potere, poi scompare.
Bando all’ipocrisia: è un modo del tutto singolare di interpretare l’impegno politico. Sul discusso progetto di industrializzazione dell’area di Tencara e sull’ipotesi di una centrale a carbone ha lasciato che il presidente della Provincia se la sbrogliasse da solo. Da un anno partiti ed enti locali si azzannano sul progetto della discarica di Cappella Cantone e lui muto come un pesce. Quando infuriava la polemica sul ritorno al nucleare, prima del referendum, non abbiamo avuto il piacere di conoscere il suo pensiero. Ci avrebbe illuminato, visto che si vociferava di una centrale a Caorso, vicino a quella dismessa. Silenzio assoluto anche sulla strada sud, sui nodi viabilistici e sulla pedonalizzazione del centro di Cremona. La giunta comunale di Crema da tre anni si muove sul filo del rasoio e il massimo rappresentante provinciale del partito di maggioranza relativa si limita a osservare la scena, da spettatore, come se la cosa non lo riguardasse direttamente. I recenti scandali e le malversazioni che coinvolgono esponenti di Pd e Pdl alimentano l’antipolitica. E’ un sentimento generato non solo dalle malefatte romane e milanesi ma dall’ingordigia di una classe politica che chiede sacrifici a noi e non rinuncia a nessuno dei suoi privilegi. E’ disgustoso e rafforza l’avversione per la politica anche lo spettacolo di capi partito che sgomitano e litigano sulle nomine delle aziende controllate. Baluardo cremonese all’antipolitica è l’antipolitico Oreste Perri. Estraneo agli schemi dei partiti, il sindaco di Cremona non ne condivide logiche e interessi. Rimanda ai mittenti i pizzini coi nomi dei candidati e non si piega alle minacce. Ha vinto le elezioni perché una coalizione l’ha sostenuto, ma senza di lui difficilmente il centrodestra ce l’avrebbe fatta. E’ coerente con la sua linea di comportamento sottrarsi ai condizionamenti sulla scelta delle persone da inserire nei consigli delle aziende partecipate. Sono nomine fiduciarie: chi le fa ne risponde. Ha resistito agli scomposti tentativi del Pd e del Pdl di silurare il presidente di Lgh Andrea Pasquali, di pensionare il presidente delle Autostrade Centro Padane Augusto Galli e ora si appresta a confermare al vertice dell’Aem Franco Albertoni, uomo vicino a Luciano Pizzetti. Jotta spinge i suoi candidati, la Lega si accoda, ma Perri non vuole sostituire il presidente uscente perché ha lavorato bene, non perché il centrodestra non sia in grado di esprimere professionisti altrettanto validi. Anziché essergli grato perché apprezza le qualità di esponenti della minoranza, il Pd si copre di ridicolo gridando all’inciucio. Come se un Albertoni alla presidenza dell’Aem impedisse all’opposizione di fare il suo mestiere. Ciò che sta accadendo in questi giorni a Cremona è la replica di un film già visto e con un finale già scritto, salvo sorprese. E’ invece incredibile quel che avviene a Crema: il presidente di Cremasca servizi e di Scs Servizi locali, Ercole Barbati, convoca se stesso per confermare se stesso nel cda della Scs Servizi locali. Questa mostruosità si è resa possibile perché gli azionisti di Scs Servizi locali sono il Comune di Crema (35 per cento) e Scrp (65 per cento). La quota dell’amministrazione municipale è in carico a Crema Servizi dove l’amministratore unico è Barbati che ha fatto tutto da solo e ora ride del consiglio comunale di Crema che ha approvato non una, ma due mozioni di censura del comportamento di Scs Servizi locali. Tutto ciò è accaduto in barba a Bruno Bruttomesso il quale ha ripetuto come un mantra che Barbati non sarebbe stato riconfermato. Non solo è avvenuto il contrario, ma il sindaco è stato informato a cose fatte, a tarda sera, quand’era a casa davanti alla tv. Neanche una semplice funzione notarile gli è stata riconosciuta. E’ il risultato di una erosione progressiva e sistematica delle sue prerogative. La Lega è insorta ed è scoppiato il caos anche in Scs Gestioni, con 23 sindaci bipartisan sulle barricate per le nomine che dovrebbero essere annunciate domani, prima dell’assemblea in programma martedì. Morale: Perri deve resistere alle pressioni, per il bene di tutti. La ‘sindrome Bruttomesso’ è sempre in agguato.