Stavolta niente trucchi né inganni
mar 20 settembre 2011
di Vittoriano Zanolli
Dal 2008 il Presidente del Consiglio minimizza l’ondata recessiva che ha colpito le due sponde dell’Atlantico, che ha messo in ginocchio la Grecia e non risparmia nessuno, tanto meno l’Italia. Da pochi mesi il Governo ha aperto gli occhi davanti a una situazione finanziaria ed economica gravissima. Meglio tardi che mai.Aun solo mese dall’approvazione di una manovra straordinaria da 40 miliardi di euro in tre anni, il Paese deve subire misure eccezionali per salvare i conti dello Stato e per tentare di agganciare la ripresa. Non sbaglia chi obietta che sarebbe costretto a dimettersi l’amministratore delegato di una qualsiasi azienda che a distanza così ravvicinata dovesse ripresentare i bilanci al consiglio. Ma di tutto l’Italia ha bisogno adesso fuorché di una crisi al buio o di elezioni anticipate.
Il segretario del Pd Pierluigi Bersani non è credibile nemmeno a tutta l’opposizione quando ripete, come ha fatto fino a ieri, il mantra liberatorio della richiesta di dimissioni di Berlusconi. Oggi più che mai sono necessarie stabilità e continuità politica. Nei due anni che ci separano dalle elezioni è auspicabile che il Governo adotti ogni provvedimento necessario a scongiurare il default dello Stato e a rilanciare l’economia. Riforma del fisco, taglio dei costi della politica e un serio piano industriale sono le priorità. Intanto il pacchetto approvato venerdì dal consiglio dei ministri va nella direzione giusta. Contiene misure decisamente impopolari, come l’innalzamento dell’età pensionistica delle donne a 65 anni, o le deroghe alla legislazione sul lavoro o il ‘contributo di solidarietà’ per i redditi superiori a 90mila euro. A dir poco bizzarre sono altre soluzioni uscite dal cilindro del ministro Tremonti, come il taglio delle festività infrasettimanali. Vari aspetti del pacchetto sono criticabili e tutti da dimostrare i benefici per i quali sono stati predisposti. Tuttavia dobbiamo riconoscere che questo è il primo segnale veramente forte che arriva al Paese dal secondo dopoguerra. Lo choc petrolifero del 1973 non generò la consapevolezza diffusa dei pericoli di una crisi mondiale.Mala differenza maggiore con l’Italia d’allora è che in quegli anni la classe politica godeva di una rispettabilità che le consentiva di chiedere ai cittadini lacrime e sangue senza rischiare la guerra civile. Non che i governanti del pentapartito fossero migliori di quelli di oggi. Al contrario. Allora si barava sui conti e le malefatte della politica finivano insabbiate. Ora l’Europa ci sorveglia e qualche magistrato mette il naso dove prima nessuno osava. Tangentopoli è stata una stagione, tutto sommato breve. Finita la tempesta giudiziaria, politica ed economia hanno stabilito nuovi patti e tutto è tornato più o meno come prima. Oggi i comportamenti gattopardeschi non pagano più.Non pagano nemmenola trasparenza e la sincerità, virtù che hanno indotto Luciano Pizzetti a svuotare le tasche davanti a lettori ed elettori e a spiegare quanto gli resta del suo stipendio di deputato. Le lettere ostili a quell’esternazione sopravanzano largamente quelle favorevoli che ne apprezzano lo spirito. Dilaga la sfiducia. Persone fino a ieri insospettabili oggi sono pronte a lanciare monetine a un politico qualsiasi che si affacci da un qualsiasi Hotel Raphael. Ne sono consapevoli i camaleonti della Lega, svelti nel togliere le camicie verdi per indossare il doppiopetto, che rischiano di pagare il prezzo più alto per le misure impopolari decise dal Governo.ACremona, a Milano e a Roma scalpitano e minacciano crisi che non li salverebbero dal declino. E’ parsa stonata anche l’immediata protesta del governatore lombardo contro il piano anti crisi, in particolare sul taglio di 9 miliardi di euro in due anni agli enti locali. Anche la virtuosissima Lombardia potrebbe attrezzarsi per ridurre gli sprechi, magari eliminando qualche consiglio d’amministrazione e qualche consulente di troppo. La Provincia di Cremona è salva, non quelle di Piacenza e Lodi. C’è da augurarsi che non vengano ridisegnate a tavolino, come lascia intendere Massimiliano Salini, e che rientrino dalla finestra quelle uscite dalla porta. I cittadini non capirebbero la cessione del Cremasco ai lodigiani per salvare la loro provincia. Forse non è chiaro a tutti, ma quei giochi devono finire. Anzi, è finito il tempo per giocare. «E’ una crisi morale prima ancora che economica quella che viviamo, per questo sarà difficile uscirne» disse nel giugno 2010 in un’intervista il Nobel della letteratura Josè Saramago. Proviamoci, senza trucchi e senza inganni.