Società mista per l'acqua. Altra sconfitta della politica
dom 18 dicembre 2011
E’ mancata la politica,
intesa come arte del
possibile, nella fase
informativa preliminare e in
quella decisionale di approvazione
della proposta di società
mista per la gestione del
servizio idrico integrato in
provincia di Cremona. Ne sono
conferma la richiesta di revoca
votata il 12 dicembre da
102 dei 103 sindaci riuniti in
assemblea, la presenza di soli
61 primi cittadini dei 115 del
territorio all’assise di venerdì
scorso e il parapiglia conclusivo.
La conferenza dei sindaci,
che aveva espresso unanimi
riserve su quel piano, si è
spaccata e questo è un altro
aspetto negativo per l’Ato,
l’Ambito territoriale ottimale,
e quindi per la Provincia.
In politica non conta solo il risultato
— in questo caso l’ingresso
dei privati nella gestione
degli acquedotti, delle reti
e delle fognature—ma anche
il consenso che si costruisce
attorno a un progetto. Il tumultuoso
esito dell’ultima assemblea
è stato lo sbocco naturale
di un iter tortuoso che
non ha eliminatomaaumentato
i dubbi e le riserve dei sindaci.
Le società miste sono le
più efficienti nella gestione
del servizio idrico integrato
purché la parte pubblica, cioè
i Comuni, ai quali compete il
controllo, non siano di fatto
esautorati. L’apertura ai privati
non è in contrasto con
l’esito del referendum che impedisce
la privatizzazione dell’acqua,
come qualcuno ha
tentato demagogicamente di
far credere. Probabilmente è
la soluzione migliore anche
per la provincia di Cremona
dove le cosiddette sette sorelle,
cioè le società pubbliche
che forniscono il servizio, non
hanno un’idea comune e obbiettivi
convergenti. Anche la
loro divisione ha impedito
che si aprisse un confronto costruttivo
su un modello gestionale
condiviso. Resta il fatto
che tutti i Comuni sono critici
sul piano presentato dall’Ato.
E non lo sono per questioni
ideologiche, considerata la
convergenza tra amministrazioni
di segno opposto. IlComunedi Cremona è favorevole
all’ingresso dei privati,
ma con garanzie ferree
sui poteri di controllo e di decisione
dell’ente pubblico.Unconcetto
che il sindaco Oreste Perri
ha sintetizzato in una frase semplice,
ma tutt’altro che banale,
che dovrebbe illuminare l’amministrazione
provinciale e il cda
dell’Ato: l’acqua non è di destra
né di sinistra. I sindaci dei due
opposti schieramenti hanno lo
stesso interesse a offrire ai loro
cittadini il servizio migliore con
le tariffe più basse. Il consiglio
d’amministrazione dell’Ambito
territoriale avrebbe dovuto
prendere atto della richiesta di
revoca della delibera votata da
102 sindaci, aprire con loro un
confronto e formulare una nuova
proposta tra quindici giorni.
Tanto più che l’ipotesi di commissariamento
dell’Ato, attesa
il 31 dicembre in assenza di un
piano di gestione, è poco realistica,
visto che Cremona è l’unica
provincia lombarda ad avere un
Ufficio d’ambito. Al confronto si
è preferito lo scontro, un mezzo
sbrigativo per raggiungere
l’obiettivo, ma insidioso. Se l’approvazione
della società mista
in Regione e in giunta provinciale
è scontata, non lo è in consiglio
provinciale dove i cecchini
cremaschi della Lega sono pronti
a impallinare il piano e chi lo
sostiene. Molti sindaci di destra
e di sinistra decidono insieme
gli accorpamenti scolastici, i servizi
sanitari, la vigilanza e la nettezza
urbana. Agiscono senza
pregiudizi politici. È un errore
avere costretto quasi metà di loro
a disertare l’assemblea di venerdì
perché la rottura del fronte
potrebbe rendere più difficile
il proficuo lavoro comune fatto
finora su più versanti, per il bene
della comunità. Ultimo, non
meno importate aspetto negativo
di questa vicenda, è avere calpestato
il parere della gente,
cioè degli oltre trecentomila cremonesi
che con il loro voto hanno
scelto quei sindaci che li rappresentano
e che ora vengono
snobbati. Il presidente della Provincia
ha novanta giorni per rimettere
insieme i cocci. Dovrebbe
farlo partendo dalla conferenza
dei sindaci, comprensibilmente
intimoriti di perdere il controllo
sull’acqua, come il Comune
di Cremona l’ha perduto nella
società mista di trasporti Km
dove i privati comandano e guadagnano
e gli enti pubblici pagano
per ripianare le perdite. È
una sfida difficile,manon impossibile
per Massimiliano Salini
convincere i Comuni che la società
mista non li esautorerà e che
il servizio migliorerà. Deve usare
l’arte della politica, la sola
con la quale può recuperare il
consenso che finora è mancato.