Salini rischia di annegare nel piano per l'acqua
dom 8 gennaio 2012
Centodue sindaci cremonesi, cremaschi e casalaschi avevano chiesto a dicembre la revoca del progetto di società mista voluto dall’Amministrazione provinciale per la gestione dell’acqua potabile e delle reti fognarie. Adesso la Regione decide di non commissariare l’Ato, cioè l’organismo che dovrebbe varare il nuovo ciclo idrico con l’inserimento di un partner privato. Così facendo, i tecnici regionali appoggiano i Comuni che reclamano decisioni condivise su una questione così delicata. Il piano deve essere rivisto, corretto e riequilibrato. La parte pubblica chiede più garanzie a tutela degli interessi della collettività, da non subordinare a quelli della società investitrice, dovendo agire nel rispetto della volontà popolare espressa attraverso due referendum. Non c’è nessuna fretta di approvare un piano di vitale importanza per il territorio. Sfuma per il presidente della Provincia Massimiliano Salini la possibilità di diventare plenipotenziario, in quanto commissario. In questa veste avrebbe gestito da una posizione di forza l’intera partita. L’unica incognita sarebbe stato il voto del consiglio provinciale dove si concluderà l'iter: determinanti ai fini dell’approvazione sono i leghisti cremaschi, contrari alla società mista, ammesso che lo stesso Carroccio non venga commissariato dopo la diaspora annunciata ieri. All’altolà dei sindaci si aggiunge lo stop della Regione. Salini poteva facilmente evitare almeno il secondo schiaffo che suona comeuna bocciatura della sua linea politica. Avrebbe dovuto saggiamente aprire una fase di consultazioni con i sindaci, evitare la prova di forza con loro e rinunciare all’atto d’imperio dell’approvazione del piano in giunta. Occorreva riannodare i fili del dialogo e non usare l’autorità quando serviva autorevolezza. Anziché suggerirgli le mosse giuste, aprendo il confronto anche con l’opposizione, i fini tessitori del Pdl locale gli hanno fornito la copertura politica, rafforzando la sua convinzione di procedere nella direzione giusta.
L’hanno mandato allo sbaraglio, forse immaginando che il Pirellone avrebbe commissariato l’Ato. Invece a Milano le considerazioni politiche hanno pesato più delle valutazioni tecniche. Il rifiuto di commissariare significa che il piano deve essere modificato. La voce dei sindaci, ignorata in Provincia, ha trovato in Regione orecchie pronte ad ascoltare. È una lezione di democrazia che pochi s’aspettavano, considerata la funzione notarile che politici e burocrati regionali abitualmente svolgono nei confronti del nostro territorio dove le decisioni vengono imposte, come insegna la discarica di amianto di Cappella Cantone. Il rifiuto di commissariare è una sconfitta per Salini e una vittoria per i sindaci di Cremona e di Crema che avevano annunciato la bocciatura nel consiglio dell’Ato se il piano fosse stato proposto senza le variazioni richieste. Tra le tante note stonate di questa vicenda, la più stridente è ancora del presidente della Provincia che sfida Perri a discutere della società mista in giunta comunale dove siedono assessori politicamente più vicini a lui che allo stesso sindaco. Salini sbaglia nel trattare la questione sul piano del potere. Non troverà mai la quadra se passa da un braccio di ferro all’altro. Lo stesso vertice dei sindaci di centrodestra, annunciato per i prossimi giorni, potrebbe rivelarsi controproducente, visto che il piano deve essere discusso senza pregiudiziali partitiche. Bisogna ripartire dal progetto del 2008 che prevedeva la confluenza in un unico gestore delle municipalizzate di tutta la provincia, le cosiddette sette sorelle. Occorre valutare la compatibilità economica di un piano di investimenti sul ciclo idrico provinciale per 400 milioni di euro in vent’anni, sapendo che le risorse verranno reperite con l’aumento delle tariffe.Èun piano molto ambizioso, forse troppo per i tempi che corrono. È necessario anche valutare le conseguenze del ricorso al Tar dei comitati. Insomma, serve tutto fuorché la fretta e il decisionismo, armi a doppio taglio incautamente utilizzate da un presidente della Provincia con l’acqua alla gola che rischia d’annegare.