Perri & C a volte si sbaglia a far valere un diritto
dom 11 dicembre 2011
Quando gli argomenti scarseggiano, si passa alle minacce. L’hanno fatto Silvio Berlusconi, Massimo D’Alema e Romano Prodi che non hanno mai amato la stampa, eccetto quella compiacente o di famiglia. Non appena venivano colti in fallo, personalmente o per la loro attività governativa, annunciavano querela. L’obbiettivo immediato era intimidire il giornale di turno. Si muovevano sulla scia di molti esponenti della cosiddetta Prima Repubblica, come loro incapaci di instaurare rapporti sereni con i cronisti e soprattutto di accettare le critiche quale prezzo da pagare per il ruolo ricoperto e per i privilegi e il prestigio da esso garantiti. Giunta comunale e sindaco di Cremona hanno commesso lo stesso errore compiuto da personaggi politici ben più abili ed esperti. Hanno intentato un processo sommario alla stampa per la pubblicazione della notizia del ripristino delle loro indennità al periodo antecedente il 2009. A inizio anno avevano ridotto del 7 per cento i loro emolumenti per anticipare un decreto che avrebbe dovuto stabilire l’esatto ammontare dei compensi.
Quel provvedimento non è mai stato inserito nelle quattro manovre economiche del 2011. Il presidente della Provincia Salini sa che a pagare e a morire si è sempre in tempo perciò s’era ben guardato dal tagliare i compensi della giunta in assenza di una precisa disposizione ministeriale. E ora osserva divertito l’ennesima bufera che investe il Comune di Cremona. Nel 2010 gli stipendi del sindaco e dell’assessore erano stati decurtati del 30 per cento comesanzione per il mancato rispetto del patto di stabilità. Quel taglio è stato recuperato nel 2011. L’eliminazione del taglio del 7 per cento, con il pagamento di tutti gli arretrati, riporta le buste paga di sindaco e assessori al livello del 2007 quando una deliberazione della giunta Corada stabilì un aumento del 22 per cento. Questi sono i fatti. È vero che l’esecutivo di Perri non s’è mai aumentato gli stipendi: la restituzione del 7 per cento e il conguaglio sono avvenuti per determina dirigenziale su parere del ministero dell’Interno. Maè altrettanto vero che Perri e i suoi potevano attendere tempi migliori per recuperare il maltolto. Opotevano addirittura rinunciarvi. Intempestivo e inopportuno è stato il reintegro di quel 7 per cento proprio ora che tutti parlano, anche a sproposito, dei costi della politica. Proprio adesso che l’ostilità alla casta è diventata esplosiva.A un Pd incline al moralismo e dimentico dei suoi sprechi è stata servita su un piatto d’argento l’occasione per attaccare strumentalmente un sindaco e una giunta che hanno ridotto a un terzo le spese di rappresentanza e di trasferta e che possono essere accusati di tutto tranne che di una gestione allegra dei soldi pubblici.
E’ paradossale che Perri debba prendere lezioni di buon governo da una Lega uscita dalla maggioranza, ma ancora aggrappata alle poltrone ben retribuite che indebitamente occupa. La fretta si conferma pessima consigliera. La giunta comunale di Cremona ha sbagliato un anno fa a tagliare il 7 per cento delle buste paga e adesso a ripristinarlo perché la manovra salva-Italia da 20 miliardi potrebbe imporre dal primogennaio la riduzione degli stipendi di deputati, senatori, consiglieri e assessori regionali, provinciali e comunali e la loro equiparazione ai livelli europei. In questo periodo di grave crisi, che non è solo economica ma anche di valori e di fiducia, gesti in altri momenti irrilevanti assumono un forte significato simbolico. Pensiamo al presidente Giorgio Napolitano che paga il cinema per sè e per la moglie. A Mario Monti che ha rinunciato allo stipendio di primo ministro. O a Giuliano Pisapia, sindaco di Milano, che rinuncia ai 120 biglietti omaggio al Comune per la prima della Scala e ne devolve in beneficenza il ricavato. E venendo a esempi vicini a noi, al sindaco di Gerre de’ Caprioli, Silvio Guereschi, e al suo vice Franco Gazzoli, che pagano di tasca propria il tradizionale pranzo degli anziani. È inopportuna anche la vertenza sugli incentivi dei dipendenti comunali di Cremona. E stonano i premi ai massimi livelli concessi ai dirigenti municipali. In tempi normali si potrebbe discutere se è congruo uno stipendio di 6.420 euro lordi senza tredicesima e tfr per un sindaco di un Comune di 70mila abitanti. Oggi quell’argomento è tabù. Chi fa politica lo dovrebbe sapere. E non dovrebbe minacciare la stampa per le sue ingenuità.