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Monti alla prova delle corporazioni


Ultimo atto del politico Silvio Berlusconi è stata la richiesta che Augusta Iannini, moglie di Bruno Vespa, fosse il nuovo guardasigilli. Mario Monti ha respinto questa e altre proposte, giustificandosi con la volontà di nominare solo tecnici, scelti senza influenze dei partiti. Così facendo, il presidente del Consiglio in pectore ha umiliato il premier uscente che oggi, privato del potere, appare quello che è stato nei quaranta mesi trascorsi alla guida del governo uscente: il leader di un esecutivo tra i peggiori del dopoguerra, che ha dimostrato capacità e incisività inversamente proporzionali al possente sostegno parlamentare del quale ha goduto. Berlusconi ha dissipato un patrimonio enorme di consensi con una gestione padronale del partito, con l’insipienza amministrativa e con la concentrazione dell’attività di governo sui suoi problemi, soprattutto giudiziari, a scapito delle questioni più urgenti nel Paese che restavano insolute. Il premier ha scavato un fossato incolmabile tra sè e i cittadini, a cominciare dai suoi elettori.

Ha ignorato pervicacemente per tre anni la gravissima crisi finanziaria ed economica italiana. Ha minimizzato le difficoltà delle imprese. Ha irriso milioni di persone che sentono sulle proprie spalle il peso della recessione e che ieri hanno virtualmente applaudito la sua ingloriosa uscita di scena accompagnata da cori e tifo da stadio come non era mai accaduto prima. E’ probabile che tra i contestatori di ieri ci fossero alcuni fedeli della prima ora, come capitò a Bettino Craxi all’uscita dall’Hotel Raphael, il 30 aprile 1993. Questa crisi di governo è una sconfitta personale di Berlusconi e in generale di tutta la classe politica, surrogata nella sua massima rappresentanza da un tecnico, Mario Monti, che arriva a Palazzo Chigi con il compito di riordinare i conti dello Stato e di avviare riforme utili alla crescita. Siamo al default della politica che si spera non preluda al fallimento del Paese. L’esecutivo di Monti nasce sotto ottimi auspici, a cominciare dal rispetto della legge Bassanini che impone un esecutivo con non più di dodici ministri. Inoltre l’ex commissario europeo li vuole scegliere sulla base della competenza e non per la lottizzazione dei partiti. E’ positiva anche la rottura dell’asse del Nord tra Pdl e Lega che non ha prodotto nulla se non il feticcio del federalismo e il sistematico cedimento dei berlusconiani ai ricatti del Carroccio. Aver perso per strada la Lega a favore del Pd e dell’Udc va a vantaggio della stabilità che è condizione essenziale per realizzare il pesantissimo programma di risanamento che l’Unione Europea ci chiede, ammesso che il Pdl regga alle tensioni interne prodotte da chi non vuole un governo tecnico e mira a salvare il rapporto con Bossi e Maroni. E’ possibile che Monti trovi un’ampia maggioranza parlamentare, ma quanto può resistere un esecutivo chiamato a realizzare un programma da lacrime e sangue? Pd e Idv reggeranno anche di fronte alla riforma delle pensioni? I lumbard promettono guerra in aula e nelle amministrazioni che potrebbero saltare se e quando Monti entrerà a Palazzo Chigi. Per gli enti locali cremonesi retti dal centrodestra, la perdita della Lega non è un salto nel buio. Prove tecniche di fuoriuscita del Carroccio dalla maggioranza comunale a Cremona sono in corso da tempo e a Crema il divorzio è già avvenuto. Le coalizioni di centrodestra tengono anche senza il partito di Bossi. Più destabilizzanti appaiono invece le rivendicazioni corporative che in Italia sono all’ordine del giorno. Ne è un esempio quella dei 700 dipendenti comunali di Cremona che hanno proclamato lo stato d’agitazione e il blocco degli straordinari sull’entità del fondo per la produttività e sulle modalità con le quali i 194mila euro stanziati vengono ripartiti. Insomma, si litiga sulle ‘pagelline’, forse a ragion veduta. I cittadini osservano perplessi questa rivendicazione e le modalità con le quali viene condotta, così come si chiedevano se fosse giustificata l’assegnazione dei premi ai massimi livelli e a pioggia ai dirigenti municipali. Si ribella un frammento della galassia delle corporazioni, costituito da un gruppo di lavoratori fortunati perché non rischiano il posto di lavoro. Riusciamo a immaginare quante corporazioni contesteranno Monti e faranno quadrato quando i loro privilegi verranno intaccati?

 
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