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Macché movida, qui c’è la bella addormentata da svegliare


di Vittoriano Zanolli
Siamo onesti: vita notturna e movida sono espressioni fuori luogo a Crema e tanto più a Cremona che non ha mai brillato per vivacità. ‘Madrid nunca duerme’ era uno degli slogan del movimento post franchista che dal 1975 ha segnato il risveglio culturale, artistico e sociale della capitale e di tutta la nazione ispanica dal torpore che la pervadeva sotto la dittatura. Se Madrid non dorme mai, Cremona è la bella addormentata, una città che incanta i turisti ma ai quali offre pochissimi pretesti per tornare. E’ istruttivo ricordare la Cremona da bere degli anni Ottanta e l’effervescenza di quel periodo. Non erano solo bollicine in libertà che dalla vicina e pirotecnica Milano contaminavano la Bassa, producendo un’ebbrezza sino allora sconosciuta.

Era maturata la certezza che le città piccole, se ben amministrate, hanno potenzialità non inferiori alle metropoli e da guardare senza complessi di inferiorità. Erano segnali del risveglio di una città e di una provincia per decenni ripiegate su se stesse, rinunciatarie, refrattarie al cambiamento, incapaci di cogliere le occasioni di ammodernamento e di sviluppo. Pensare in grande aiutava a sentirsi grandi. Smaltita l’ubriacatura, di quella stagione non è rimasto quasi nulla. Cremona si è richiusa nel suo guscio. Il vero problema non è la perdita della capacità di attrazione di un centro storico che da tempo non è più il cuore di una città che pulsa. Preoccupa il battito sempre più lento e la sensazione di un’agonia inesorabile dell’intero complesso urbano. L’attuale giunta comunale, angosciata dai conti pubblici, non ha prodotto la scossa benefica che ci si attendeva e ha involontariamente assecondato il declino. All’inizio del terzo anno di amministrazione, si colgono barlumi di vita. L’assessore alla Cultura ha capito che è inutile piangersi addosso, s’è rimboccata le maniche e i primi risultati si vedono. Il completo rifacimento di piazza Marconi, finalmente restituita ai cremonesi dopo il completamento dell’autosilo, il recupero del Palazzo dell'Arte e la prossima inaugurazione del Museo del violino sono assi consegnati da Giovanni Arvedi al Comune che li deve giocare su tutti i più importanti tavoli. Dove per anni un cratere e un cantiere hanno simboleggiato l’inefficienza pubblica, da un mese si avvicendano spettacoli. Suoni ed emozioni hanno fatto vibrare una piazza resuscitata e destinata a diventare uno dei più importanti luoghi d’aggregazione e un biglietto da visita per i turisti che giungono numerosi anche in tempi di crisi come questi. Incantato dalla bellezza del Torrazzo, del Duomo e del Po, il commissario europeo per l’industria Antonio Tajani, ospite per la prima volta a Cremona all’assemblea degli Industriali, ha offerto il suo interessamento per inserire città e provincia nei circuiti turistici internazionali. Quello deve essere il punto di partenza per la rinascita di un territorio ricco di potenzialità culturali, economiche e ambientali. E’ compito della politica programmare lo sviluppo. Partiti e rappresentanti degli enti locali sembrano non avere chiara l’urgenza di iniziative volte a sfruttare i nostri tradizionali punti di forza ai quali si aggiungono quelli offerti dal Museo del violino e dalla piazza sulla quale s’affaccia. Gli Stati generali del turismo possono essere il momento per raccordare tutte le forze politiche, istituzionali, imprenditoriali e culturali della città e per pianificare interventi che garantiscono flussi crescenti di visitatori. Cremona città turistica non è una chimera né un sogno di mezza estate. Ma per realizzare il progetto occorre cambiare mentalità. Fatti salvi i diritti dei cittadini che reclamano il rispetto della quiete pubblica, la crociata scatenata a Crema contro i locali che di notte offrono musica ha come effetto finale la mortificazione dell’iniziativa privata. Se Crema, nonostante tutto, è ancora un polo d’attrazione giovanile e una città allegra e vivace è anche perché le occasioni di svago non mancano. Qualsiasi buon amministratore non può pensare al bene di una comunità e fare di tutto per mandarla a letto alle 23 con il breviario in mano. Oggi a Crema e magari domani a Cremona, se decollerà il piano di lancio turistico della città, si porrà la questione dell’impiego degli spazi pubblici, della vivibilità urbana e degli spettacoli serali, in parte già anticipato dal dibattito che ha accompagnato alcuni dei concerti del Festival di mezza estate. Cremona e Crema non sono Cervia o Ibiza né mai lo diventeranno. Ma non ci vuole molto a ridurle a città- dormitorio. E’ questo che vogliamo?

 
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