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Le istituzioni ridotte a ‘Scherzi a parte’


di Vittoriano Zanolli
Lettura delle formule rituali, scambio degli anelli e soprattutto la fascia tricolore indossata dal celebrante con lo stemma della città erano così convincenti da far apparire veri i matrimoni celebrati in un ristorante di Persico Dosimo. I consiglieri comunali del Pdl di Cremona certificavano con la loro presenza l’autenticità della cerimonia. Tanto più che al termine del rito nessuno richiamava gli ospiti alla realtà avvisandoli che si trovavano su scherzi a parte. Tutto era talmente credibile che gli invitati pensavano che le nozze venissero celebrate lì, accanto alla piscina o nel giardino del relais, anziché nell’austera sala dei matrimoni del palazzo municipale di Cremona. Invece quella cerimonia era una messinscena, una replica di quella autentica. La tratteremmo come una burla se gli officianti fossero stati amici degli sposi, gli stessi ristoratori o cittadini comuni che in quel frangente rappresentavano solo se stessi. Invece i due consiglieri rendevano credibile la farsa per il ruolo che ricoprono.

In piena crisi delle istituzioni e di crollo dei valori si tenta di banalizzare tutto, dall’abuso dei ruoli allo sfregio dei simboli, compresa la bandiera. Si accetta che un presidente del Consiglio attacchi gli altri organi costituzionali e che un leader politico attenti all’unità dello Stato. Il senso della responsabilità, personale e collettivo, pare perduto. In questo clima da basso impero qualcuno sorriderà della parodia del matrimonio. Altri penseranno che le finte nozze sono un finto problema e che è meglio occuparsi delle millecinquecento famiglie cremonesi che non sanno come pagare le bollette di acqua, luce e gas. Chi pensa questo di fronte ai matrimoni patacca è confortato dai modelli inculcati nei telespettatori dai serial americani. Invece, per fortuna, non siamo a Las Vegas. Il matrimonio è sacro per chi crede e tutti lo devono riconoscere come un vincolo sul quale si basa la famiglia tradizionale. Il comportamento dei due consiglieri è censurabile, anche se la loro prestazione è stata gratuita. Con l’aggravante dell’uso improprio del tricolore. In Comune c’è chi giura che almeno in un’occasione una delle tre fasce del sindaco sia stata sottratta temporaneamente dal suo ufficio. Sembra invece che quella indossata dai due consiglieri al ristorante sia stata utilizzata negli anni Novanta, poi sostituita. L’uso dell’uno o dell’altro o eventualmente di un terzo tricolore cucito ad hoc non attenua le responsabilità. Le foto scattate alle nozze burla documentano la presenza sulla stoffa dello stemma della città che autorizzava tutti a credere di assistere a una cerimonia autentica. Non regge il tentativo di ridimensionare l’intera vicenda sostenendo che la fascia non è quella usata abitualmente dal primo cittadino. Di questo passo si può assolvere chi si serve impropriamente della paletta in dotazione alle forze dell’ordine, una volta stabilito che si tratta di un’imitazione. Insomma, non siamo in presenza di una bolla mediatica. Ci si può burlare delle persone, non dei simboli. Il Tricolore non deve servire a mascherare una farsa. Per la bandiera e per gli ideali che essa rappresenta sono morti patrioti e migliaia di italiani, caduti in guerra. Pur non essendo nelle intenzioni dei due consiglieri celebranti, il risultato è che per la loro leggerezza si realizza uno sfregio alla bandiera. A chi banalizza e minimizza, ricordiamo anche il valore dello stemma di Cremona che simboleggia la liberazione della città dal pagamento del tributo all’imperatore. Dei finti matrimoni discuterà il consiglio comunale per iniziativa di un Pd, lesto a muoversi su un terreno, quello del rispetto del Tricolore, patrimonio della destra. Sullo sfondo di questa vicenda spicca e sconcerta l’imbarazzo di Oreste Perri, ancora una volta tenuto all’oscuro e poi costretto a rimediare agli errori della coalizione. Sono goffi i tentativi di sminuire l’accaduto da parte di un sindaco sempre più impegnato a scongiurare colpi di mano e americanate. Perri ripete di avere evitato la colonizzazione e la lottizzazione della città da parte di Comunione e Liberazione e della Lega. Ma adesso si deve occupare anche degli agguati e delle leggerezze della maggioranza. Questo non può essere un alibi per continuare per altri tre anni a tamponare, rattoppare, correggere e smentire senza costruire.

 
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