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La politica non sacrifichi ai suoi giochi l’agricoltura


Da giovedì scorso CremonaFiere è la passerella del Paese che produce, che reagisce alla crisi lavorando di più e meglio e che affronta le sfide di un futuro incerto con caparbia determinazione. La 66ª Mostra internazionale del bovino da latte è lo specchio di un’Italia non marginale: rappresenta l’agricoltura, oggi l’unico settore produttivo in Italia che contribuisce positivamente alla creazione del Pil. La zootecnia ne è la punta di diamante: fornisce le materie prime, carne e latte, che trasformate nei nostri trecento prodotti tipici, salumi e formaggi, danno vita al ‘made in Italy’ più apprezzato sui mercati stranieri. Il luccichio della Fiera affollata di espositori e visitatori, le immagini dei monumentali capi di bestiame, delle gigantesche macchine agricole e di una tecnologia avveniristica nascondono una realtà ben diversa, fatta di sacrifici e sconfitte.

Una realtà dura, come lo è per molti durante la crisi, che non ha risparmiato umiliazioni ai produttori onesti che si sono indebitati per acquistare le quote latte e che ancora non vedono giustamente e definitivamente puniti molti di coloro che hanno prodotto latte senza averne titolo, non hanno pagato e si sono arricchiti beffandosi di chi ha acceso mutui per investire. Ancora non si è chiusa questa vicenda, che ha screditato l’Italia in Europa, per le coperture della Lega e per la complicità e l’inerzia di larga parte della politica. Ieri uno sparuto gruppo di Cobas ha testimoniato di esistere intervenendo agli Stati generali del latte. Ci si poteva aspettare di tutto, non che gli epigoni dei contestatori che nel 1997 misero in fuga il ministro Luigi Pinto, dandogli del vongolaro, applaudissero Francesco Saverio Romano, attuale responsabile del dicastero delle Politiche agricole. Ed è ancora più paradossale che l’abbiano fatto per sottolineare le parole del ministro che reclamava rigore e rispetto delle regole. In un Paese di camaleonti e voltagabbana come il nostro, dov’è normale che i ladri si trasformino in guardie e viceversa, questo improvviso cambio di fronte può apparire normale. Ma considerati i rapporti pessimi tra i cobas e il precedente ministro dell’Agricoltura Giancarlo Galan che ai furbetti del latte non concesse sconti e che per questo si scontrò con la Lega e dovette lasciare quel dicastero, viene spontaneo chiedersi che significato abbiano quegli applausi. Questione di tempo e l’arcano, se c’è, verrà svelato.

Il messaggio che gli agricoltori di Cremona lanciano al ministro è chiaro: non sono più disposti ad accettare i giochi della politica e una politica che gioca sulla loro pelle. In Lombardia si produce il 42 per cento del latte italiano, il 10 per cento nella sola provincia di Cremona. Bastano questi due dati per capire che ogni decisione sul futuro dell’agricoltura va presa nell’interesse di questa regione e di questa provincia. Qui si terrà il Forum nazionale dell’agroalimentare, l’11 e il 12 novembre. Il ministro chiede un documento unitario alle organizzazioni professionali agricole per evitare che la settimana successiva a Roma il commissario Dacian Ciolos si faccia forte delle divisioni interne. Ma la responsabilità dell’indirizzo compete al ministro al quale spetta anche il compito di individuare una posizione comune. La partita è delicata perché si vince o si perde insieme, come lo stesso Romano ha ammesso. E una sconfitta, cioè l’approvazione di una riforma della politica agricola comunitaria troppo penalizzante per l’Italia, comporterebbe la chiusura di migliaia di aziende. È un prezzo che il Paese non può e non deve pagare, perciò la politica si assuma piena responsabilità delle proprie azioni. E per una volta sia all’altezza dell’Italia che lavora e che produce. Quell’Italia che mostra il meglio di sè a CremonaFiere e che, come osserva Alberto Piatti, segretario generale dell’Avsi, la potentissima Associazione di volontari per i servizi internazionali, è lontana anni luce dall’altra Italia che ogni giorno tiene banco con i suoi intrallazzi e le sue miserie sui mezzi di informazione.

 
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