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Il Natale è più povero, si deve creare lavoro


Non lasciamoci ingannare dalle luminarie sfavillanti e dalle vetrine stracolme di merci: è un Natale diverso dagli altri quello che ci apprestiamo a trascorrere, almeno sul piano dei consumi che per gran parte di noi danno senso a questa festa, trasformandola in una delle tante celebrazioni pagane. Le conseguenze della manovra economica, al momento più che altro psicologiche, frenano parzialmente gli acquisti e non smorzano l’euforia che vela le incertezze del futuro e che nasconde il crescente disagio sociale. Preferiamo non pensare a ciò che ci aspetta e soprattutto siamo troppo distratti per prestare attenzione a chi soffre, che è sempre più vicino a noi. Cresce il numero delle persone bisognose d’aiuto, come ripete in ogni occasione, pubblica e privata, il vescovo di Cremona Dante Lafranconi. L’ha fatto anche in occasione dello scambio d’auguri con la giunta del capoluogo, facendo di quell’incontro rituale un importante momento di confronto con il sindaco Oreste Perri.

Al Fondo famiglie costituito dalla diocesi per fronteggiare le situazioni di emergenza che si moltiplicano, rendendo drammaticamente insufficienti le risorse disponibili, attingono in misura crescente gli italiani. Resta elevata la richiesta di sostegno degli stranieri, ma 7 questuanti su 10 sono cremonesi. Il Centro d’ascolto della Diocesi registra l’estendersi dell’area del bisogno e la variazione della sua composizione. Aumentano gli italiani che sopravvivono con le elargizioni della Chiesa che distribuisce denaro, vestiario e cibo. Sono centinaia ogni giorno le mani tese dei cremonesi che non si allungano impudentemente agli angoli delle strade e che non vediamo. Aumentano le persone che chiedono aiuto sistematico per pagare l’affitto, le bollette e per fare studiare i figli. Come ha detto don Antonio Pezzetti, direttore della Caritas diocesana, la vera emergenza sta nel fatto che le necessità non sono più temporanee ma permanenti. L’aspetto più preoccupante di questa nuova emergenza è il fatto che ne siano vittime i molti esclusi dal mercato del lavoro: dipendenti in mobilità, cioè in cerca di nuova, ipotetica occupazione e anche cassintegrati che faticano ad arrivare a fine mese. E’ il vicino di casa a chiedere aiuto e noi spesso non ce ne accorgiamo. Le vecchie e le nuove povertà formano un potenziale sociale destabilizzante. La rivolta del pane non è alle viste, ma se si sottovalutano le difficoltà economiche di strati crescenti della popolazione ridotta alla fame, non si possono escludere cupi scenari dove i forni manzoniani sono i moderni centri commerciali e i supermercati. Alla rivolta si arriva quando la gente è allo stremo. Per evitare che si giunga a quel punto, occorre creare occupazione. Il lavoro, non la crisi finanziaria, è il tema cogente del Paese. E lo è anche per Cremona. L’Amministrazione comunale profonde il suo impegno con la Chiesa nel fronteggiare nuove e vecchie povertà. E’ uno sforzo encomiabile che deve accompagnarsi con politiche tese a favorire la creazione di posti di lavoro. Comune, Provincia, Regione e Governo hanno unito forze e competenze per limitare le conseguenze disastrose che si temevano con la chiusura della raffineria Tamoil. Il risultato è stato eccellente: quello raggiunto per gli addetti in mobilità è l’accordo sindacale più vantaggioso per i lavoratori mai siglato nel Cremonese. Paracaduti di quella portata non si aprono per molti altri che in queste ore vengono espulsi dal processo produttivo. A loro e ai moltissimi giovani in cerca di occupazione devono rivolgere l’attenzione le forze politiche e istituzionali e i rappresentanti delle categorie economiche. Nella stesura del Piano generale del territorio, Perri mette a disposizione aree per nuovi insediamenti.

Non si può lasciarlo solo, facendo morire questa proposta, come moltissime che l’hanno preceduta, ultima delle quali quella relativa al costituendo polo industriale della Tencara a Pizzighettone, in prossimità del terminal del canale navigabile. Un’idea non meno interessante, che risale alla scorsa primavera, prevedeva la collaborazione tra Aemcom e la sede universitaria cremonese del Politecnico di Milano per sviluppare tecnologie informatiche e fare di questo territorio una Silicon Valley padana. Non ci stupiamo che sia rimasta lettera morta: è nell’ordine cremonese delle cose. Ma i tempi sono cambiati. In un momento tanto delicato sul piano economico e imprenditoriale, è complicato trovare soluzioni efficaci e durature e realizzarle in tempi rapidi. Almeno proviamoci.

 
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