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I trasformisti portano solo alla paralisi


Fino a ieri si chiamavano trasformisti, oggi sono malpancisti. L’orrendo neologismo indica i parlamentari che si apprestano ad abbandonare il Titanic della maggioranza di governo per salire sulle scialuppe del gruppo misto, con la speranza di trovare un posto sul carro del vincitore. Uno di loro, conosciuto a Cremona per lo spiacevole ricordo lasciato come ministro dell’Agricoltura, è Calogero Mannino: eletto deputato nell’Udc e passato al Pdl, ora ne è uscito e fiuta l’aria in attesa di una nuova collocazione. Tra i parlamentari che in questi giorni ne seguono l’esempio, l’ex socialdemocratico Carlo Vizzini è tornato nella sua vecchia casa, senza anticamere. Anche per lui vale l’anatema del segretario nazionale della Destra, Francesco Storace, che giudica tutti i fuoriusciti del Pdl meritevoli di fucilazione alla schiena. Nel Paese che ha dato i natali aLeopoldo Fregoli solo uno sprovveduto o un ipocrita può stupirsi della transumanza di parlamentari in cerca di pascoli migliori, preludio ad altri traslochi nelle Regioni e in enti locali dove la greppia sia ben fornita.

Sono già 59 i deputati che hanno lasciato il Pdl dall’inizio della legislatura, 98 quelli passati da un partito all’altro, 27 quelli che hanno fatto due cambi e 6 che ne hanno fatti tre. Se lo smottamento in corso demolirà il partito di Berlusconi e spaccherà la Lega, la transumanza assumerà aspetti biblici. Su questo scenario in evoluzione si muove il leader dell’Udc Pierferdinando Casini. Lancia l’idea di un governo di larghe intese che il Pdl sbaglia a liquidare se la prospettiva di una possibile crisi è lo scioglimento delle Camere. Le elezioni a breve e con questa legge elettorale sono un azzardo che non si può permettere un Paese commissariato dall’Europa e sorvegliato speciale del Fondo Monetario Internazionale. Occorre un governo politico, non tecnico, costruito su una base più ampia dell’attuale e in grado di adottare tutte le misure impopolari, finanziarie ed economiche, che l’Ue ci chiede per continuare ad aiutarci e necessarie per scongiurare il fallimento dello Stato. La proposta di Casini merita attenzione, ma ha il limite di essere articolata su questo parlamento di transumanti. Incassata la fiducia il 14 dicembre 2010 dopo una campagna acquisti di deputati e senatori tesa a chiudere le falle create nel Pdl dalla nascita del Fli, il presidente del Consiglio si era illuso di contare su una maggioranza stabile. Non avrebbe commesso questo errore se avesse letto che cosa scriveva nel 1883 il presidente del Consiglio Agostino Depretis che inaugurò il trasformismo storico, caratterizzato da una maggioranza mobile, non fondata su pregiudiziali di programma e pronta a ricomporsi attorno a singoli leader.

La maggioranza auspicata da Casini non si può realizzare senza il contributo di trasformisti idonei a garantire tutto fuorché la stabilità necessaria per gestire una delle fasi più nere dell’Italia repubblicana. Un gruppo per tutti, quello dei Responsabili, è lì a dimostrare l’inaffidabilità di soggetti pronti a cambiare casacca alla minima convenienza. I voltagabbana affollano i consigli regionali (anche quello lombardo), provinciali e comunali. Campionessa locale di trasformismo è stata l’indimenticata Anna Miranda Maini, vicesindaco di Crema quando primo cittadino era il leghista Cesare Giovinetti, che si riciclò come assessore al commercio e allo sport nella giunta Ceravolo.Non dameno è Paola Orini, attuale assessore provinciale all’istruzione, già componente di una giunta di centrosinistra. Se il traballante sindaco di Crema è appeso al voto di un consigliere dell’Udc, Martino Boschiroli, che un giorno è dentro e l’altro è fuori dalla maggioranza, non meno instabile è la coalizione comunale di Cremona. Una Lega Nord che a Cremona si è posta fuori dalla maggioranza, presentando ricorso al Tar contro la nomina di Albertoni alla presidenza dell’Aem, pretende due nuovi assessori da affiancare agli eretici Jane Alquati e Claudio Demicheli. È una richiesta irricevibile per Oreste Perri che tra una settimana potrebbe perdere anche formalmente l’appoggio del Carroccio e che sarebbe costretto a confidare sui voti ballerini del composito gruppo misto, formato da fuoriusciti della Lega e trasformisti. Se così accade, il sindaco di Cremona dovrà navigare a vista, tra scogli e tempeste. L’azione amministrativa ne risulterà indebolita e si rischierà la paralisi, come da tempo vediamo a Crema. O un naufragio.

 
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