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Ex Inam, sulla sanità prevale il mercato


La sanità lombarda eccelle in Italia e quella cremonese offre prestazioni di ottimo livello, in linea con quelle regionali. Non è un caso se il nosocomio di Crema, che liquida le fatture con una media di 46 giorni, è superato solo da Mondovì in tutto il Paese nella rapidità dei pagamenti. Proprio perché parliamo di aziende ospedaliere e sanitarie sane, efficienti e dotate di personale altamente qualificato, è incomprensibile la determinazione della direzione generale dell’ospedale di Cremona nello smantellare i Poliambulatori di viale Trento e Trieste che per cinquant’anni sono stati un punto di riferimento prezioso per la città. Solo la politica e una sanità schiava dell’economia forniscono la chiave di lettura di questa vicenda. Parte da lontano lo svuotamento dell’ex Inam. L’azione lenta e progressiva di depauperamento della struttura, condotta in modo scientifico per giustificare la smobilitazione dei servizi, ha raggiunto lo scopo: negli ultimi tre anni, in seguito alle chiusure estive e alla riduzione delle prestazioni offerte, gli utenti sono calati da 60 a 50mila.

Oggi le cifre dimostrano che è anti economico conservare in un immobile enorme e in buona parte inutilizzato ambulatori che si possono trasferire all’ospedale o in altra sede. Il progetto di smantellamento esiste da tempo, ma solo l’attuale direttore, Simona Mariani, ha avuto il coraggio di realizzarlo. Quel disegno era chiaro anche durante la gestione del suo predecessore Piergiorgio Spaggiari che non ha osato portarlo a compimento. Forse in lui hanno prevalso le valutazioni di ordine medico su quelle contabili. A decretare la morte dell’ex Inam è un ex consigliere regionale e prima ancora una manager, più attenta ai bilanci che alle necessità socio sanitarie del territorio. Questo giornale ha guidato la battaglia contro la soppressione del poliambulatorio specialistico nella convinzione che la sua chiusura rappresenti una perdita grave per i cremonesi. In una fase iniziale, sembrava un’alternativa accettabile il progetto di ristrutturazione dell’appartamento di via Dante e il trasferimento in quella sede di una parte degli ambulatori, mai sindacati dei medici, inascoltati, hanno bocciato quella soluzione perché inadeguata. Crediamo che non l’abbiano fatto per partito preso. Gli spazi insufficienti ne fanno per gli addetti ai lavori una soluzione di ripiego e a convincerli del contrario non è certo il parere favorevole dell’assessorato regionale alla sanità che considera quel progetto aderente e conforme agli obiettivi strategici del Piano sanitario 2010-2014 e agli indirizzi programmatici della Regione Lombardia. Si naviga a vista: la medicina sportiva, per fare un esempio, non si sa ancora dove finirà. A un anno dall’avvio della riorganizzazione è prevista una verifica. Se risulterà negativa, sarà impossibile trovare rimedi. Non si potrà tornare indietro e l’ex Inam resterà un’enorme scatola vuota, visto che sembra definitivamente tramontata l’ipotesi di trasferire lì il Polo universitario per le professioni sanitarie infermieristiche, i terapisti della riabilitazione, i tecnici di radiologia e assistenti sanitarie, la sezione coordinata della facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università di Brescia. Sarebbe la destinazione ideale per una struttura collocata all’interno della cittadella degli studi, ma il progetto richiede risorse ingenti che oggi mancano.

L’ex Inam è destinato a restare un contenitore dismesso fino a una prevedibile, e a quel punto inevitabile, speculazione immobiliare. Questo accade nell’ambito di una sanità regolata dalle leggi del mercato, come scrive Giorgio Lambertenghi Deliliers, presidente dell’Associazione dei medici cattolici di Milano, a proposito del recente decreto della Regione Lombardia che obbliga i camici bianchi a riportare nella lettera di dimissione del paziente il costo sociale della sua malattia. Lo si fa sentire in colpa perché ammalandosi grava economicamente sulla comunità. Ma la salute, ammonisce Lambertenghi Deliliers, non è un prodotto e il malato non è un cliente.

 
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