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Dopo l'amianto il carbone. Liberateci dalla Provincia


di Vittoriano Zanolli
Nel predisporre la manovra finanziaria, il Governo ha perso l’occasione storica di abolire le Province. Con questa misura strutturale, inserita nel programma elettorale della Lega e poi dimenticata, avrebbe scontentato presidenti e assessori, ma avrebbe guadagnato consensi preziosi nel momento della sua massima impopolarità e soprattutto avrebbe reso un grosso favore a Cremona. Facciamo volentieri a meno di un ente che vuole collocare sul nostro territorio la più grande discarica di amianto della Lombardia e che agisce nell’ombra per rifilarci una centrale termoelettrica a carbone che è per definizione tra gli impianti più inquinanti al mondo. Eleggiamoi rappresentanti nei Comuni e nelle Province perché ci tutelino, non perché perseguano i loro interessi a scapito dei nostri.

A tutti gli amministratori pubblici e ad alcuni di loro in particolare ricordiamo che essi operano sulla base di un mandato affidato loro dagli elettori ai quali sono tenuti a rispondere. Sempre. Questo concetto elementare sfugge a molti politici che non hanno la più pallida idea di che cosa sia lo spirito di servizio. Si muovono con arroganza e supponenza e trattano i cittadini come sudditi. Sul progetto della discarica abbiamo già manifestato la nostra assoluta e motivata contrarietà. E’ sbagliata la legge che affida ai privati la disponibilità a ospitare i siti per lo smaltimento dell’amianto. Una Provincia vicina alla gente alzerebbe barriere per evitare che la norma si applicasse qui, nel Cremonese, in una zona inadatta per la presenza della falda acquifera superficiale e perché già costretta a ospitare una discarica di rifiuti solidi urbani. Una Provincia attenta alle esigenze economiche non sarebbe sorda ai richiami delle aziende di Soresina e Castelleone e alle minacce di delocalizzazione del gruppo agroalimentare Lameri che investirà in zona solo se non avrà sotto casa tonnellate d’amianto. Una Provincia moderna ed efficiente valuterebbe l’alternativa della vetrificazione, un processo che secondo uno studio dell’Università di Modena e Reggio Emilia permette di risparmiare: 70 euro per inertizzare una tonnellata di amianto contro i 120 dello smaltimento in discarica. Non solo è inutile, ma addirittura nociva una Provincia prona alla Regione, guidata da soldatini che prendono gli ordini dal Pirellone e li eseguono a prescindere dai danni che i vari provvedimenti possono produrre sul territorio. E’ singolare anche l’imbarazzato silenzio di alcuni sindaci della zona che non fanno fronte comune con i loro colleghi perché il calcolo politico prevale sulla salute pubblica e sulla tutela ambientale. Nel silenzio che avvolge le trattative, la Provincia voleva servire un’altra polpetta avvelenata al territorio, collocando nell’area di Tencara, a Pizzighettone, una centrale termoelettrica a carbone. Luciano Pizzetti ha spiazzato tutti, compreso il suo partito, scoprendo carte che si voleva restassero riservate. Con un colpo da maestro, il deputato del Pd ha recuperato centralità anche nel dibattito politico locale che lo vedeva defilato. Ha dato una lezione ai suoi e ha messo dietro la lavagna gli avversari. Le camarille infastidiscono ancora di più ora che le inchieste giudiziarie riportano alla ribalta logge e poteri occulti. Ci sentiamo imbrogliati. Eimmaginiamo l’imbarazzo degli industriali cremonesi che alla Tencara progettano la creazione di un polo strategico dove enti pubblici, associazioni di categoria e imprese favorite da un fisco agevolato e da una burocrazia snella rilanciano le aree di crisi. Sono le Green Enterprise Zones. Green, appunto, cioè verdi. La sostenibilità ambientale è un requisito essenziale. Una centrale a carbone è incompatibile con il decollo del polo di Tencara, come il presidente degli industriali cremonesi Mario Caldonazzo l’ha descritto al commissario europeo all’industria Antonio Tajani, lunedì all’assemblea dell’Associazione. O l’una o l’altro. In mancanza di un intervento chiarificatore, non sappiamo quali interessi spingano la Provincia a sostenere un progetto che avrebbe un enorme impatto negativo sull’opinione pubblica. Un progetto respinto dalla precedente giunta comunale di Pizzighettone che non si giustifica nemmeno per coprire il fabbisogno energetico nazionale, dato che la potenza installata in Italia è il doppio della richiesta media giornaliera di elettricità. Si parla di un gruppo francese interessato alla costruzione della centrale ma le informazioni sono fumose e volutamente frammentarie. A chi amministra la Provincia ci limitiamo a ricordare che se gli italiani hanno detto no al nucleare, non significa che siano disposti ad accettare impianti che i Paesi economicamente più avanzati oggi rifiutano.

 
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