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Cremona, Crema e Provincia ci ridiano fiducia


Tre mesi di terrorismo economico a suon di spread, di ricatti europei e di manovre da lacrime e sangue hanno piegato un Paese come il nostro, rotto a tutte le esperienze, ma impreparato a un’aggressione psicologica di massa senza precedenti. Ora lo vediamo in ginocchio e depresso, provato più dall’incertezza del futuro che dalla crisi. E’ la paura a fermare gli italiani, non la benzina a due euro al litro, un prezzo fino a ieri impensabile. Lo accetteremo supinamente, come il raddoppio degli oneri per i proprietari di casa e come tutti i nuovi balzelli imposti dalla manovra perché gli economisti ci dicono che per salvare l’Italia non esisteva alternativa alla cura da cavallo prescritta da Mario Monti, ordinata dal suo Governo e autorizzata dal parlamento. E’ un credito non illimitato quello che concediamo a un esecutivo che deve evitare il passaggio a miglior vita di un paziente, il nostro Paese, oggi più minacciato dalla terapia che minato dai suoi mali cronici e acuti. Serve al più presto un’iniezione di fiducia per evitare che il 12 per cento dei consumi registrato nel periodo natalizio non si accentui nel corso dell’anno.

Il Presidente della Repubblica interviene anche oltre i suoi compiti costituzionali per guidare una barca da mesi in balìa della tempesta finanziaria e abbandonata dalla politica. E’ proprio della politica che oggi si avverte più che mai la mancanza e la necessità. Viviamo in un Paese allo sbando, passato dal saccheggio silenzioso e scientifico compiuto dai partiti durante la Prima Repubblica alla personalizzazione dello scontro attorno alla figura di Berlusconi, che ha monopolizzato e poi annientato il dibattito politico. Il recupero del confronto può generare la fiducia svanita con l’uscita di scena del Cavaliere che a dispetto dei conti e dell’evidenza ha avuto il merito di sostenere il morale degli italiani. Se l’avesse fatto con azioni coerenti e senza personalismi sarebbe ancora in sella. Il declino della politica genera la paralisi del confronto, l’incapacità decisionale e talvolta una deriva autoritaria. Lo dimostrano lo stallo nelle amministrazioni locali di Crema e di Cremona e le inutili e pericolose prove di forza in Provincia. Alla guida di quest’ultimo ente c’è un presidente mal consigliato che sulla prova dell’acqua rischia il naufragio. I sindaci non vogliono l’ingresso dei privati nella gestione del ciclo idrico integrato provinciale alle condizioni che la Provincia, attraverso l’Ato, vuole imporre. Le furberie del presidente, che in giunta esautora il consiglio, irritano i primi cittadini, a cominciare da Oreste Perri, oggi deciso a voltargli le spalle. Il confronto coi Comuni e con le sette municipalizzate è sempre più problematico, dato che Salini lo intende avviare da una posizione di forza. Si sono rivelate inutili le visite nei Comuni in corso da due anni: il dialogo è morto e la lontananza dai problemi della gente è siderale. Salini faccia un gesto di rottura: trovi una soluzione condivisa sulla gestione dell’acqua e intanto concordi con Perri e la Provincia di Mantova lo smantellamento dei sette sottopassi ferroviari sulla linea per Milano. I pendolari, blanditi e illusi da anni, gliene saranno grati.

L’iniezione di fiducia necessaria al Paese nasce dal dialogo con la gente, dal confronto con le opposizioni e dalla capacità di realizzare progetti necessari. Sfibrata da due anni e mezzo di tensioni interne, la maggioranza comunale di Cremona sembra che abbia trovato il bandolo della matassa. Perri rinuncia a inutili rimpasti. Non ha né la forza né la volontà di sostituire i collaboratori più stretti, e cerca di riannodare i fili con la Lega, consapevole di quanto impervio sia il cammino da qui a fine mandato senza il sostegno del Carroccio. Forse per la prima volta il sindaco di Cremona abbandona il confronto muscolare per affidarsi alla politica. A prescindere dal risultato che quest’abboccamento produrrà, la nuova pratica segna una svolta nel modo di procedere di Perri. L’amministrazione comunale di Crema arriva all’imminente traguardo elettorale nelle condizioni peggiori. Il centrodestra non ha ancora un candidato. Persone autorevoli vicine al Pdl si defilano, temendo di bruciarsi. La Lega si è smarcata, vuole presentarsi da sola, è credibile e intimorisce gli ex alleati. Il Carroccio ha capito in tempo utile il ‘cupio dissolvi’ del Pdl cremasco. I nodi da sciogliere per gli attuali amministratori sono il ruolo e il rapporto con le municipalizzate che sono all’origine della rottura coi lumbard. Per sperare di continuare a governare Crema, il centrodestra deve essere rifondato. Solo così può ricostruire il capitale di fiducia dissipato in quattro anni di liti e autogol. Questo si aspettano gli elettori.Ed è ciò che gli italiani si attendono da una nuova classe dirigente del Paese, senza rimpianti per chi uscirà di scena.

 
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