Assurda e grottesca la guerra alle bici
sab 15 ottobre 2011
di Vittoriano Zanolli
Non c’è dubbio, i cremonesi sono ruminanti. Così li definiva amabilmente negli anni Settanta l’allora sindaco Vincenzo Vernaschi.Maquarant’anni di discussioni inconcludenti sono troppi anche per chi rumina. Si dibatte inutilmente della chiusura del centro di Cremona alle auto dal 14 ottobre 1972 quando il consiglio comunale valutò l’opportunità di pedonalizzare la città, prendendo spunto dalla dismissione del vecchio ospedale. Sei anni dopo veniva presentato il primo progetto di isola pedonale e nell’estate del ’78 si sperimentò una chiusura, parziale e festiva, dalle 10 alle 20. Bisogna aspettare il 1986 per un nuovo blocco, in corso Campi, inizialmente dalle 17 alle 20. Nell’agosto dell’ 89 tuttipensammo che l’avvento dell’Arpa, la stonatissima Area pedonale attrezzata, preludesse alla chiusura progressiva del centro della città. Si parlava infatti della creazione di parcheggi a corona e di una nuova organizzazione del trasporto pubblico. Nell’ultimo ventennio non si è fatto altro che chiudere una strada per riaprirne due, con buona pace degli impegni assunti dalle varie amministrazioni per la promozione della mobilità sostenibile.
Dei parcheggi a corona non c’è ombra e soprattutto non s’è visto uno straccio di progetto di viabilità moderna, in linea con i modelli delle città più avanzate come Bolzano. Era difficile, ma non impossibile, vincere le resistenze dei commercianti che imputano il calo degli affari al divieto di transito dei mezzi a motore. Non è così, come ben sanno i negozianti dei centri storici di altre città, trasformati in veri salotti, che non sono più disposti ad accettare che le auto transitino davanti alle loro vetrine. La battaglia di retroguardia degli esercenti cremonesi è in parte giustificata dalla pretesa assurda di tutte le ultime amministrazioni comunali di pedonalizzare il centro senza realizzare interventi per rilanciarlo. Pensiamo all’arredo urbano, a nuovi parcheggi e a mini bus con nuovi percorsi in sostituzione delle mastodontiche radiali che circolano desolatamente semivuote. La ripavimentazione dei corsi Vittorio Emanuele e Matteotti offriva l’occasione, e il pretesto, per avviare un serio programma di pedonalizzazione di Cremona. E la giunta Perri che fa? Prende la grottesca decisione di vietare il transito delle biciclette in una delle due strade liberate dall’asfalto. Per due giorni i vigili urbani hanno piantonato l’ingresso di corso Matteotti con la minaccia, poi rientrata, che da ottobre sarebbero fioccate le multe ai ciclisti.
Se l’amministrazione non fosse apparsa così determinata in questa sua guerra, avrebbe meritato di essere seppellita da una risata, come accadde lo scorso anno alla giunta di Cremache vietò le bici in via Mazzini e che oggi finge di non vederle scorrazzare giustamente impunite. E’ auspicabile maggiore disciplina dei ciclisti e più rispetto dei pedoni, ma è assurdo disincentivare l’uso delle biciclette. Tanto più che il divieto in corso Matteotti nasce dalla decisione sbagliata di mantenere davanti alla banca sei posti auto che hanno ristretto la carreggiata creando problemi di sicurezza. E’ durato poche ore il sogno di una città libera da auto e smog. Lo scenario ottocentesco dei due corsi senza asfalto, con graniti e pietre di luserna in bella vista è svanito al passaggio dei primi mezzi a motore. Il sindaco doveva impedire che ciò accadesse anziché certificare la sua incapacità decisionale: dice di volere il centro senza auto e non sfrutta il momento, chiudendo i due corsi. Solo l’assessore all’Ambiente, Francesco Bordi, ha avuto il coraggio di dissociarsi dalla guerra alle bici e di dichiararsi favorevole alla pedonalizzazione estesa della città. L’obiettivo finale deve essere la creazione di una zona a traffico limitato in corrispondenza delle porte di Cremona. Costi quel che costi. E’ inutile sbandierare i premi vinti dalla città per la sostenibilità ambientale, grazie al risparmio energetico ottenuto con la ristrutturazione delle reti, quando sulla mobilità si è immobili. In Comune dicono che attendono i risultati dei test sui flussi di traffico prima di decidere. In fondo che cosa sono altri quarant’anni d’attesa di fronte all’eternità?