LaProvinciadiCremona/ Il Punto/

A Cremona e a Crema un disastro annunciato


di Vittoriano Zanolli
La settimana di passione appena terminata non prelude alla resurrezione del centrodestra. Il punto più basso non è stato ancora raggiunto e i dirigenti locali, maestri di autolesionismo, non fermeranno,maaccelereranno la discesa. Nell’osservare le vicende politiche di Cremona e Crema vien da chiedersi se un demone non si sia impossessato dei responsabili di Pdl e Lega, spingendoli a demolire le alleanze faticosamente costruite nei due maggiori centri della provincia. Siamo di fronte al cupio dissolvi, a un irrefrenabile impulso distruttivo. Assistiamo a sconcertanti prove di irresponsabilità politica che pongono una seria ipoteca sul futuro. Sul presente incombe la domanda: un Comune di 70mila abitanticome può essere amministrato da persone che discutono per mesi della nomina del presidente dell’Aem, litigano e minacciano la crisi? L’ha detto il sindaco Perri: non sono questi i problemi della città. Non dovrebbero esserlo per i partiti e neppure per i nove consiglieri del Pdl che dopo avere maldestramente silurato il loro capogruppo hanno l’impudenza di discutere del regolamento comunale che non conoscendo hanno violato. I rappresentanti istituzionali dovrebbero essere i primi a rispettare le regole se vogliono la fiducia dei cittadini.

E se sbagliano sono tenuti a riconoscere senza esitazioni i loro errori. Anziché scusarsi e battere in ritirata, sperando di salvare la faccia, i nove che hanno indebitamente sostituito Domenico Maschi riaffermano con pervicacia che il capogruppo è il loro eletto. Una questione come questa, che non dovrebbe interferire nell’attività amministrativa né intralciare la vita politica e che soprattutto andrebbe risolta in sede locale, si esaspera al punto che viene portata all’attenzione del coordinatore regionale del partito. Coinvolgendo i referenti milanesi del Pdl, hanno certificato la loro incapacità politica. L’incontro di domani tra i responsabili locali e quelli regionali è in linea con il sistema di relazioni costruito in quindici anni, prima in Forza Italia, poi nel Pdl dove si sono succeduti dirigenti privi di autorevolezza che non hanno mai goduto di autonomia decisionale. Nell’intervista a La Provincia, Maschi ha giudicato scandaloso che il partito di maggioranza relativa di Cremona non abbia un solo rappresentante in parlamento. In compenso, i dirigenti cremonesi del centrodestra hanno accettato addirittura Daniela Santanché, facendo buon viso a cattivo gioco. Non meno disastrosa è la condizione del Pdl a Crema che martedì ha vissuto la sua Waterloo. Una mozione presentata dalla minoranza che chiede l’azzeramento del consiglio d’amministrazione di Scs servizi locali, da mesi oggetto di polemiche e difeso con unghie e denti dal Pdl, è stata approvata anche da esponenti del centrodestra. Il sindaco Bruttomesso benedice, sta con la Lega e per l’ennesima volta rompe con il Pdl. Quale oscuro disegno induce la maggioranza a sfaldarsi per il cda di una società controllata? Si cercano mandanti e registi di operazioni suicide come questa, si dice che bisogna battere il cavallo, non la sella. Ma forse non c’è un cavallo, cioè un referente che abbia cura di costruire una classe dirigente che dia prospettive al sistema politico locale. Preparazione e vocazione sono essenziali per fare politica; nei quadri del Pdl mancano l’una e l’altra. E allora a Cremona ci si affida a Perri, nume tutelare dal quale si aspetta il miracolo di salvare un partito che non c’è e una coalizione che traballa. Lo si dipinge come l’uomo della Provvidenza, ma nessuno da solo può fare ciò che in quindici anni non è stato fatto. Non gli si può chiedere di tenere a bada un branco di lupi affamati che pensano solo al congresso, un appuntamento importante per ogni partito, destinato a non produrre cambiamenti se non coinvolgerà volti nuovi e la cosiddetta società civile. Per il bene generale è necessario che si faccia da parte chi ha sin qui comandato, trascurando la partita generale per curare il piccolo cabotaggio. Perri sconta quindici anni di errori e sudditanza del Pdl nei confronti dei padrini milanesi e romani. A Cremona la politica è assente, a Crema è arrogante e prepotente. Il risultato è identico: l’assenza di un partito moderato che svolga una funzione di indirizzo nel centrodestra. Chi ha mantenuto per anni un comitato provinciale di signorsì, arroccato sul potere e che prende ordini da Milano, oggi si interroghi sulle conseguenze prodotte dal vuoto della politica. E sappia che il partito non si salverà dal naufragio immolando Perri, unica icona che gli è rimasta.

 
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