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recensioni prosa Il grande amore per il tango di Miguel Angel Zotto


di Nicola Arrigoni
«Questa sera ci innamoriamo tutti», ha detto una signora entrando al Ponchielli per lo spettacolo Puro Tango di Miguel Angel Zotto che ha concluso la Rassegna La Danza. E l’amore di martedì 3 amggio sera è stato soprattutto amore per il tango, danza di passione e nostalgia, ripercorsa nelle sue vicende storiche, in una cavalcata dalla fine dell’800 ai giorni nostri.

L’amore è il sentimento che ha mosso Miguel Angel Zotto a rendere omaggio alla gente argentina che ha fatto del tango un motivo di identità, a tutti i ballerini e danzatori che hanno dedicato la loro vita al tango, dichiarato dall’Unesco ‘Patrimonio Culturale dell’Umanità’. Così Zotto e la Tango X 2 Company hanno danzato il passare del tempo e l’evolversi stilistico del ballo argentino, nato, cresciuto, mutato nel flusso seduttivo di milonghe in penombra, dalla creazione del primo movimento in un ballo tra uomini, alle accademie di danza degli anni Trenta e Quaranta, fino alle gare sulle piste da ballo con passi che facevano scintille e cercavano l’assenso stupito del pubblico, a sua volta danzante. Tutta la prima parte di Puro Tango e l’inizio della seconda se ne vanno in questo disegno storico che si affida a video d’epoca, libere rielaborazioni grafiche di locali da ballo e ad un cambiar di costumi che sottolinea anche il mutar del tempo e dei passi. Maè quando lo spettacolo si stacca dalla descrizione didascalica della vicenda del tango che la messinscena decolla, si scalda e trasfonde l’amore di cui si diceva all’inizio in teatro, un teatro pieno zeppo, partecipe che segue e condivide quanto accade sulla scena.

Ed è questa la forza di Puro tango e del genere di danza di cui Miguel Angel Zotto è il simbolo insieme a Daiana Guspero, affiancati da Gabriel Ponce, Analia Morales, Leandro Oliver, Laila Rezk, Pablo Garcia, Gisele Avanzi, Lucas Carrizo e Paula Tejeda. E allora ad una spettatrice viene naturale confessare, davanti alla scena elegante e raffinata di una milonga anni trenta: «Ecco mia nonna, nata all’inizio del XX secolo, il tango lo ballava così». In questa dichiarazione c’è la forza di una danza che è passione e memoria per molti e che per gli argentini è anche patrimonio di popolo. In questo senso Puro tango vive di una propria naturale condivisione allargata fra palco e platea, un’esperienza che va oltre l’analisi estetica di quanto accade in scena. In tutto ciò può passare in secondo piano certo gusto didattico e rimane il colore rosso della donna dei sogni che compare sul fondo della scena, immagine che avvia lo spettacolo verso un finale corale in cui virtuosismo coreutico e musicale sono un tutt’uno in nome di un passionale e applauditissimo Puro tango per due. Trionfo finale per tutti, in coppia naturalmente.
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