di Barbara Caffi
CREMONA — «Davvero non si può scommettere sulle partite? davvero non possiamo addormentare i calciatori? dovevate dirlo prima»: è con una battuta ‘personalizzata’ su Cremona, la voce strascicata un po’ alla Jannacci che ieri sera è cominciato lo show di Maurizio Crozza, sul palco dell’arena Giardino per il Festival di Mezza Estate organizzato da PubliAEventi. Pubblico delle grandi occasioni, gradinate gremite, qualcuno in piedi: lui, il comico più irriverente e dissacratorio della tv («ma a casa ho mia moglie e mia suocera che mi tengono sotto»), capace di una satira bipartisan (ma probabilmente il pubblico non lo è), si presenta in camicia e pantaloni neri e lascia senza fiato, una battuta via l’altra. In scena, in prima nazionale, il nuovo recital Fenomeni. «Come siete belli giovani—dice —, io vengo da Genova, la città più vecchia d’Europa dove nelle discoteche le cubiste sono vestite da infermiere». Poi si parte con l’attualità: «C’era la P2, ora c’è la P4... ma chi c’è dietro? Steve Jobs? Vedrete che a settembre esce la P5, ha delle applicazioni bellissime!».
E via con i poveri faccendieri, però, ora che gli hanno tolto il nucleare, bloccato il ponte sullo stretto e impedito la privatizzazione dell’acqua. L’unica speranza è la Tav «22 miliardi di euro e 15 anni di cantieri, i calcoli sono giusti perché li ha fatti la mafia» e lo cantava anche Dorelli: «Aggiungi un posto alla Tav che c’è una cricca in più». Il pubblico ride e sta al gioco, Crozza rilancia sull’ora e mezza per andare da Torino a Lione «e poi uno cosa fa a Lione? saranno le merci, sarà il tonno a viaggiare a 300 all’ora... insuperabile... forse sarebbe meglio se i pendolari sulla Milano-Voghera andassero a 80 all’ora, ma noi siamo un paese speciale, siamo Italialand, dovrebbero pagare il biglietto per vederci». E vai con i rifiuti di Napoli, il bosco tagliato in Abruzzo per contrastare la prostituzione, il prefetto Ferrigno «in carcere perché faceva favori in cambio di sesso, era il capo dell’antiracket... figuriamoci se era il racket», Santoro che «se lo lasci a casa in cambio di Paragone è come se i Beatles avessero lasciato a casa John Lennon e avessero preso Pupo». Poi arrivano le bordate sulla Lega (e qualcuno fischia), la foto di Renzo Bossi («prende 10mila euro al mese»), i raduni a Pontida («nei prati si fanno solo i rave party e i raduni leghisti: in un caso la gente si stravacca, beve cose improbabili e si ubriaca, nell’altro ascolta musica techno»), la pace della pajata («adesso a Montecitorio non si mangia più solo dentro, hanno messo il dehors»).
Si passa a Berlusconi che «ce l’ha con Santoro, Fazio, la Gabanelli, Floris, con me...male reti Mediaset fanno così schifo che guarda solo Raitre?» e che è un «uomo solo, lo stanno lasciando tutti, gli restano Fede e Lele». E’ il turno dei vitalizi ai parlamentari, «3mila euro al mese anche per Luca Boneschi», deputato per un giorno nel 1982. Si ride molto, anche per non piangere, Crozza- Zichichi ricorda che «i batteri hanno creato la vita, i parlamentari il vitalizio». Nel mirino finiscono Daniela Santanché-Crudelia De Vil e il fidanzato Sallusti, Carlo Giovanardi, così omofobo che... «Carlo? ci devi dire qualcosa? tranquillo», Scajola, Guido Podestà, Gianni Alemanno, Bertolaso con il pubblico in piedi a ripetere come un mantra «a sua insaputa».Ela sinistra? sì c’è anche la sinistra... e Crozza parte da Brunetta (più che uno sketch è un atto politico: parlare di destra, pur prendendola in giro, per definire la sinistra) e approda al Pd «che mi ricorda il cartone che mettevo nei raggi della bicicletta per fare rumore. Il Pd è così: fa rumore e non serve a niente». Certo, ci sarebbe il nuovo: Matteo Renzi «il niente che avanza», quello che «l’atto più di sinistra che ha fatto è stato mettere il lucchetto dell’amore al Ponte Vecchio», quello che «è tanto avanti che la sua ombra gli ha detto: oh grullo, fermati!». Non poteva mancare Bersani: «Hocreato un mostro—ha detto Crozza —, non pensavo che le mie battute finissero sul Corriere della Sera come pensieri di Bersani. Oh ciccio, quella di smacchiare i giaguari è mia». Sulle note di Vieni via con mepartono le metafore e. ‘ragassi’, anche il segretario delPd è sistemato. In chiusura Napolitano che gorgheggia Rossini, il Papa e Marchionne. Il pubblico applaude, ride, partecipa, forse si indigna. E si regala una serata indimenticabile. ©RIPRODUZIONE RISERVATA