Uguccione da Lodi, ovvero il secondo poeta di Cremona: infatti la famiglia da Lodi era di...Cremona. Fu il filologo Ezio Levi ad affermare che Uguccione apparteneva alla nobile famiglia dei Da Lodi arrivata a Cremona già nel XII secolo. Il palazzo è l’attuale sede della società Arvedi. I documenti medievali sui Da Lodi sono a dire il vero pochi, le loro tracce sono invece abbondanti dopo il 1400. In un documento del 1283 compaiono i gonfalonieri Egidiolo Roncadello e Andreolo Lodi che fa parte della Società del Popolo. Altra traccia della famiglia da Lodi, anche se è la stessa di quella del Codex, la riporta Angelo Grandi. Il sacerdote cita quasi per intero un documento del 1252, pubblicato dall’abate Isidoro Bianchi sul giornale di Lorenzo Manini nel 1786, nel quale si riprende lo statuto: «Da una società del popolo di Cremona, che si formò l’anno 1270, ai tempi di Conrado Montemagno, Capo della Società stessa, e di altri signori Consoli ed Anziani del popolo cremonese ».
Un altro Da Lodi è citato sempre da Grandi in occasione di una venuta a Cremona dell’imperatore Carlo IV. Grandi riprendendo documenti milanesi e ripercorrendo gli studi di Bordigallo afferma che l’imperatore nel 1335 non sentendosi sicuro: «Se ne tornò in Lombardia in giugno, transitò per gli stati dei fratelli Visconti,ma senza che fosse lasciato entrare in città alcuna, fuorchè in Cremona ricevuto da Alberico Lodi o Lodo ducale delegato ». Da una prima lettura del suo ‘Libro’ sembrerebbe contenere numerose citazioni autobiografiche. Sta di fatto però che in alcuni versi Uguccione darebbe qualche notizia di se stesso. Sintetizzando sembrerebbe che il poeta fosse stato un cavaliere – «Enfin q’eu puti portar lança ni scuo» (finchè ho portato la lancia) oppure: «Mai eu era sì fole, quand avea cento ’l brando k’eu me tegnia meio de lo conte Rolando» (quando aveva la spada la tenevo meglio del conte Orlando) - e che poi in tarda - «q’eu son vegio canuo» (ora che sono vecchio e canuto) – abbracci la carriera ecclesiastica – «Se voi me vol fà crere anc no se’ eu abadho » (Se voi mi volete credere anche se sono un abate). Se queste i n f o r m a z i o n i non devono essere prese per buone allora la vita di Uguccione da Lodi diventa un mistero. Levi mette a confronto le opere di Patecchio e del Da Lodi e scopre tantissime soluzioni linguistiche identiche che dunque farebbero appartenere Uguccione a quel centro linguistico padano-veneto che ha solide radici a Cremona.