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Tre eventi ‘traumatici’ dietro il campanilismo Cremona-Crema


di Fulvio Stumpo
Mille anni di rivalità, se non di inimicizia, non si dimenticano facilmente. Se poi questi sentimenti sono stati provocati da un’orribile strage è impossibile. Cremona e Crema, o Crema e Cremona, una storia di campanili (ma non solo) che va avanti da un millennio e che arriva fino ai nostri giorni con la presa di posizione di decine di sindaci cremaschi che vorrebbero unirsi alla Provincia di Lodi staccandosi da quella di Cremona: proprio Lodi, una delle nemiche storiche di Crema, anche se poi vennero unificate in un’unica provincia. Le motivazioni sono tante e molteplici: più vicini, comunanza di tradizioni, ponte verso Milano e tante altre, in realtà alla base di tutto ciò ci sono probabilmente tre fatti storici vissuti come un trauma dai cremaschi, e che hanno segnato il destino dei rapporti tra Cremona e Crema, e che dopo secoli si ripresentano invariabilmente.

Sarebbe ora invece, pur non dimenticandoli, che non inficiassero, se non i rapporti, almeno lo sviluppo del territorio. Il primo è del 1098: la contessa Matilde di Canossa ‘regala’ l’Insula Fulcheria cremasca ai Cremonesi; il secondo è del 1158: gli eserciti cremonesi e quelli alleati al Barbarossa distruggono Crema e fanno strage della popolazione; il terzo è più recente: dopo la fine della dominazione asburgica la Provincia di Lodi-Crema, istituita dopo la Restaurazione nel 1816, viene smembrata, Lodi va con Milano e Crema con Cremona. Tre ‘traumi’ che i cremaschi con il passare dei secoli, da una generazione all’altra, si sono tramandati, alimentando l’avversione verso Cremona. «Una mentalità la si costruisce» affermava Indro Montanelli, riferendosi agli avvenimenti storici, tralasciando però ciò che sosteneva Marx, che la storia si forma su fatti economici, unateoria ripresa anche da tanti pensatori liberali. Ed è quello che è successo.

Il primo ‘trauma’. Nel 1098 la contessa Matilde dona alla Chiesa cremonese e ai rappresentanti del comune l’Insula Fulcheria, in pratica tutto il territorio cremasco e i suoi abitanti (il documento è importante perché viene citato per la prima volta il ‘Comune’ di Cremona. Inizia così la secolare competizione.

Il secondo ‘trauma’. Gli antefatti sono ancora una volta da ricercare nell’eredità lasciata dopo la morte da Matilde di Canossa, le sue terre vengono assegnate alla Chiesa che governa attraverso i vescovi. L’Impero invece rivendica questi possedimenti, ma sono passati ormai quasi 100 anni, numerose città, e tra queste Crema e Cremona, hanno conquistato una forte autonomia, anche se formalmente sono possedimenti dell’imperatore. Arriva il 1158, Federico Barbarossa Hoestauffen, sovrano del Sacro Romano Impero, vorrebbe ripristinare la sua autorità nei possedimenti, prime tra tutte vuole richiamare all’ordine le libere città di Lombardia. Arriva a Piacenza e nella dieta di Roncaglia chiede ai Comuni lombardi il ripristino delle sue prerogative e vara la ‘Constitutio de regalibus’, un elenco di diritti imperiali. Si badi bene, non sono atti formali di ‘renovatio impero’, si tratta di tasse da pagare al Barbarossa su tutto: sulle strade, sui fiumi, sui ponti, sul commercio, sulla pesca in pratica su tutto. Le città lombarde sono in piena espansione, i ‘mercatanti’ sono famosi in tutto il mondo conosciuto, i centri urbani si arricchiscono di monumenti, palazzi, torri. Nessuno vuole tornare indietro, l’autonomia non si tocca.Ma la rivalità tra Cremona e Crema è già consolidata: la prima, è la seconda potente città della Lombardia dopo Milano, e non vede di buon occhio quella cittadina ‘nata da poco’ che sta diventando forte e potente e che per difendersi entra nell’orbita milanese. Dal canto suo Milano utilizza Crema (che si presta) cometesta di ponte anti cremonese. E’ ovvio che le due città non potranno mai essere alleate. La fedele Cremona se la cava con una tassa una tantum, Milano e i suoi alleati, tra cui Crema, non ci stanno e chiedono la piena autonomia. E’ guerra, senza esclusione di colpi, crudelissima. Nella cronaca di Acerbo Morena emerge il celebre episodio degli ostaggi. Una torre altissima è stata costruita da un certo Marchese al servizio di Federico, la macchina da guerra si avvicina alle mura di Crema e la paura si tramuta in orrore: legati alle protezioni della torre ci sono ostaggi e prigionieri cremaschi. «Non avranno mai il coraggio di tirare sui loro padri e fratelli» aveva pensato il Barbarossa. E invece i cremaschi trovano il coraggio lanciano pietre e dardi infuocati contro la torre, contro i loro fratelli e amici. Muoiono Presbitero di Calusco, Truco di Bonate,Aimo di Gallioso e altri due, ad Alberto Rosso e «a Giovanni Garesi vengono rotte le ossa» scrive Morena. I cremaschi combattono con valore,ma il coraggio non basta, la città cade. Le truppe imperiali con tedeschi, pavesi, lodigiani e cremonesi, la distruggono. Era il 25 gennaio del 1160.

Il terzo ‘trauma’. Dopo varie vicissitudini Crema viene ricostruita, passa sotto la signoria degli Sforza e poi dal 1449 ‘diventa’ veneta.Undominio quello della Serenissima che contribuirà ancora di più ad allontanare la città da Cremona: il Leone Alato domina sul Cremasco fino al 1797, anno dell’avvento di Napoleone (ed è curioso notare come in tutte le carte geografiche fino a quella data Crema non risulta inclusa nel Cremonese). E dopo la Restaurazione del 1815 ecco l’avvio di ciò che porterà al terzo traumatico episodio, certo meno cruento, ma foriero di divisioni politiche: nel 1816 nasce la Provincia di Crema-Lodi. Durerà fino al 1859: con la fine della dominazione austriaca, Crema verrà staccata da Lodi e assegnata a Cremona. Le resistenze e la delusione furono forti, e non certo per questioni di prestigio. L’Italia andava verso l’Unità definitiva, bisognava ricostruirla completamente, essere Provincia significava beneficiare di tutti quei contributi che il nuovo Stato unitario si apprestava a concedere ai territori. Voleva dire uffici, occupazione, stare insomma in qualche modo nelle stanze del potere. Il malcontento si riversò ancora una volta su Cremona, vennero rispolverati i vecchi rancori medievali, la sala principale del municipio fu chiamata la Sala degli Ostaggi, a non voler dimenticare.
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