di Aurelio Guarneri
Dai contratti luoghi, nomi, famiglie e modi di vita
Ecco alcuni esempi di contratto agricolo. In data 27 febbraio 1551 viene concessio in enfiteusi perpetua a favore di Giovanni Boccoli ‘due pezze di terra in località Ca’ dell’Era - Chiosure di Cremona. Al fitto di soldi 42 la pertica all’anno. La prima è di pertiche 11.2.3 e la seconda è di pertiche 3.16.7.4 entrambe aratorie vidate (totale livello annuo lire 31.1 imperiali) Gli agrimensori affermano dopo l'ispezione che l'affitto a tempo (tre o nove anni) potrebbe rendere 45 o 46 soldi la pertica all'anno, ma valgono le considerazioni dei casi sopra citati. Poi si tratta di terreno leggero, male arborato, rovinato dalla seriola vicina ad un mulino che arreca danno alle bestie ed ai polli’.
Altro esempio in data 7 Aprile 1551 ‘Concessione in enfiteusi perpetua di una pezza di terra a favore di Francesco Maria Bordolani situate nel luogo di S. Grigone - Chiosure di Cremona - al fitto perpetuo di soldi 52 la pertica all'anno. Sono pertiche 28.19.5.7.6 (in totale livello annuo di lire 74.18 imperiali) Valutazione degli agrimensori soldi 46 o 48 soldi la pertica, in quanto il vidore è in rovina e la terra è di scarsa bontà’. Tra i patti enfiteutici vi era spesso la possibilità della affrancazione mediante surroga con altra proprietà.
Il 10 gennaio 1614 si ha l’investitura perpetua fatta dalla ‘Carità di S. Michele Vecchio’ a favore di AntonioCapredoni quale procuratore della sig.ra Elisabetta Seghizzi, sua moglie e donataria e con promessa di rato della stessa, di una pezza di terra di pertiche 16 situate nel luogo di Persichello appellata il Rastello ossia la Biolca’.
Fitti, proposte e controproposte
Vi era poi da considerare la concessione in enfiteusi perpetua di alcuni appezzamenti di terreno, a volte con casa, ma sempre di modeste dimensioni.Questo tipo di contratto, per lo più diffuso nelle piccole proprietà intorno alla città, prevedeva il pagamento di un canone annuo fisso per pertica o a corpo, ed esonerava il proprietario da qualsiasi carico incombente e dalle opere di manutenzione. Era evidente che il proprietario non si preoccupava affatto della conduzione dei terreni e di eventuali miglioramenti o di danneggiamenti a causa di guerre od eventi atmosferici, ma solo di avere garantita una determinata entrata fissa su cui contare. L’enfiteusi era praticata soprattutto dagli enti assistenziali o religiosi.
Da citare alcuni esempi relativi alle proprietà della ‘Carità di S. Michele Vecchio’ Concessa in enfiteusi a Franco Mainardi ‘Una pezza di terra di pertiche 10.22.7.5 in località Strasse - Chiosure di Cremona al fitto perpetuo di soldi 45 la pertica (imperiali) per ogni anno (in totale lire 24.12.6. annue )’. Il Mainardi fa un’offerta agli agrimensori della Carità che la valutano. Essi affermano che se si fosse affittata per tre o nove anni, si potrebbero prendere più di 50 soldi la pertica, ma con patti di riduzione di affitto in caso di guerra, peste o tempesta e poi si dovrebbero costruire ponti sulla seriola, in quanto la pezza di terra è irrigua. ‘Pezza di terra aratoria vidata irrigata dalla Seriola Fregalino e dalla Seriola Gambaresca’. (27 febbraio 1551) Altro esempio, sempre in data 27 febbraio 1551 è la concessione in enfiteusi perpetua aMagri Lorenzi De Pasquali di due pezze di terra a S.Maria del Campo di pertiche 25.15.10.7.6. e di pertiche 6.—7.6, entrambe aratorie vi date al fitto perpetuo di soldi 48.6 la pertica per ogni anno ( ossia lire 2.8.6 la pertica) totale livello annuo pari a lire 76.17 imperiali. Vi è poi la perizia giurata degli agrimensori che affermano che un contratto d'affitto a tempo (tre o nove anni ) renderebbe 50 o 51 soldi la pertica all’anno, ma sempre con gli inconvenienti di riduzione dell’affitto in caso di guerra, peste o tempesta e poi le due pezze di terra ‘sonmal arborate e poi sono terre leggere’.
Massari, cavallanti, braccianti
Il massaro, normalmente, portava nella possessione i buoi ed i cavalli per il lavoro dei campi ed un certo numero dimucche di cui, purtroppo, nella ricerca che ho effettuato non sono mai riuscito ad individuare, in quanto dettagliati verbali di consegna e riconsegna di ogni possessione venivano descritti la natura e l’estensione in pertiche, le coltivazioni in essere, gli alberi esistenti, i casamenti, tutti elementi idonei a regolamentare i rapporti fra proprietario e fittavolo.
La possessione acquistava maggior valore se era ‘ammassarata’ e questo particolare veniva regolarmente precisato nei verbali di consegna. Nelle aziende di grandi dimensioni e sicuramente in quelle a conduzione diretta, vi erano altre figure specializzate di lavoratori. Vi era il bracciante, già sopra citato, che non possedeva una particolare specializzazione, ma con la dotazione di una vanga, di una falce e di un ferro per lo sfalcio dei prati, veniva impiegato per i lavori più pesanti e stagionali. Il bracciante non sempre risiedeva nella cascina della possessione, ma più spesso in paese e veniva richiesta la sua opera per ‘sgurare’ i fossi durante la stagione lardo-autunnale, per lo sfalcio dei prati e per la mietitura nei mesi estivi. Vi erano altre figure di salariati specializzati, quali il campare, che si occupava del governo delle acque di irrigazione, il famiglio che aveva cura del bestiame da latte; il bifolco che si occupava dei buoi da lavoro ed infine il cavallante per l’impiego ed il governo dei cavalli. Ritornando ai contratti d’affitto, vi era poi,ma per la verità, abbastanza raro, il caso di una concessione in affitto di un podere con incorporato un vero e proprio contratto di mutuo a favore del proprietario del fondo. A tal proposito nella ‘Carità di S. Michele’ in data 10 giugno 1698 viene stipulata una locazione novennale a favore di Francesco Albertoni della possessione posta nella contrada di Soncino nelle Duemiglia di pertiche 127.22 al fitto annuo di lire 3.15 la pertica, moneta corrente in Cremona.
Pagherà detto sig. Francesco Albertoni alla detta Veneranda Carità nell'atto dell’istrumento d’affitto da farsi sopra il presente scritto alla festa di S.Martino prossimo lire 7000 -moneta corrente in Cremona, per le quali lire 7000 la detta Carità pagherà al detto sig. Albertoni il frutto in ragione del 4%.