di Elisa Calamari
Conosciuta in tutta Italia per la centrale idroelettrica che ospita, e più recentemente per il ruolo cruciale che la diga ha avuto durante l’emergenza dell’inquinamento da idrocarburi riversati nel Lambro, Isola Serafini rappresenta una località particolarmente suggestiva del territorio rivierasco. E le sue origini sono altrettanto interessanti. Nascita e nomedi quella che oggi è una delle frazioni di Monticelli d’Ongina vengono fatti risalire al 17 febbraio 1654: quel giorno il duca Ranuccio II Farnese concedette in feudo al marchese Ferruccio Serafini un vasto territorio lungo il Po.
L’area comprendeva il San Gregorio a Muradolo di Caorso, le località San Nazzaro e La Bonissima nei pressi di Monticelli. Proprio una parte di queste ultime, vista la particolare conformazione territoriale (allora erano già circondate dal fiume sui tre lati), venne chiamata Isola Serafina in onore del marchese. Si trattava di una zona particolarmente ricca di storici palazzi, ville signorili e ‘parrocchie’. Alcune di esse sono tuttora esistenti: ci sono cascina Bonissima, la Speranza, la Bella Venezia, il Palazzo Vecchio, il Savino, le Cascinette, il Pioppaio, la Zilocca.
Le ‘parrocchie’ di Isola Serafina più affollate nei secoli scorsi erano però quelle del Rottino, del Tinazzo e del Castelletto, il cui primo parroco fu don Giuseppe Cavezzali. Quello successivo, don Carlo Cavezzali, fu probabilmente un parente e rimase sino al 1890 quando la parrocchia del Castelletto (300 abitanti) venne trasferita a Villa Diversi in seguito a ripetute e devastanti piene che avevano più volte distrutto la chiesa. E’ proprio il Po, infatti, la principale variabile che ha condizionato la storia di questo territorio: lo dimostrano le diverse mappe conservate presso la Cartografia storico- archeologica della Regione Emilia Romagna.
Esaminandole emerge che nella prima metà del 1800 il Po scorreva ancora abbastanza lontano da Monticelli; nella carta di inizio ‘900 si è invece avvicinato notevolmente compiendo quasi una giravolta su se stesso e iniziando a trasformare la Serafina in una vera e propria isola, dalla quale però sono praticamente scomparse le località Castelletto, Rottino e Tinazzo: spazzate via dalle alluvioni del 1839, 1857, 1863 e 1868.
Di conseguenza i punti del territorio che ancora oggi sono chiamati con i vecchi nomi, hanno davvero poco a che fare con gli antichi insediamenti. Infine la mappa attuale, che mostra una situazione ancora diversa anche a causa dell’alluvione del 1951: Isola Serafini è diventata (o è tornata ad essere, secondo le versioni di alcuni studiosi) una vera isola collegata alla terraferma dal ponte costruito di fronte alla centrale idroelettrica. E per i suoi ambienti naturalistici di pregio gran parte del territorio dell’isola è soggetto ai vincoli dei Sic, ‘Siti ad interesse comunitario’.