Foto dell’archivio Giovanni Gatti
di Fulvio Stumpo
Regate fino a Venezia, discese del Po, bagni di sole e di... acqua, società canottieri in costruzione. Il Po era, soprattutto in estate, era il maggiore polo di attrazione ludica e sportiva. I cremonesi si davano appuntamento sul fiume, cantavano, mangiavano, suonavano, si innamoravano. Non c’era infatti ricorrenza, civile o religiosa che non si celebrasse sul Po. Gli anni ’30 furono molto fecondi. Il regime favoriva l’accesso delle classi meno abbienti a quelle strutture che erano state tipiche dell’alta borghesia e della nobiltà. Era una ‘fabbrica del consenso’, ma aveva i suoi risvolti positivi, come la nascita delle Colonie Padane. Per la prima volta dall’Italia unita centinaia di bambini delle classimeno abbienti ‘vivevano l’estate’, si divertivano, facevano sport. Ripetiamo era la ‘fabbrica del consenso’, ma almeno potevano contare su tre pasti certi. Sul fiume navigavano decine e decine di barche a remi, stracolme di compagnie. Nelle golene si montavano ‘baracche’ e ‘balere’.
La Seconda guerra mondiale frena la fruizione del Po, ma neppure tanto. In alcune lettere e in ricordi di soldati si attesta che appena ritornati dal fronte si recano al fiume a fare una nuotata o a trovare gli amici. Nel dopoguerra, lentamente ma in modo costante il Po rinasce, fino agli anni ’70 c’è una buona fruizione del fiume, le società canottieri si espandono, nuove classi sociali hanno accesso (economico) a quelli che un tempo erano club esclusivi o quasi. Ma negli anni ’80 il Po subisce attacchi da tutte le parti, sta diventando una sorta di cloaca: è inquinato, l’ecosistema salta. Fino alla lenta ripresa degli anni ’90 e 2000. Il Po rinasce, piano piano ma rinasce, la città ritrova il legame con il suo fiume. Si avviano corsi di canottaggio nelle scuole, nascono le sale voga nelle canottieri, sempre più cremonesi lo navigano. E il futuro sembra ancora più roseo, ammirando le foto dell’archivio Giovanni Gatti.