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Pietro Guerra, il carabiniere ucciso per sbaglio


Il carabiniere Pietro Guerra è morto nel 1861 per un tragico equivoco, ucciso sulla via Brescia a Bettenesco dai colpi di fucile sparati da una carrozza con a bordo due sindaci della zona e due commercianti di Cremona, traditi dall’oscurità della notte e convinti che i militari fossero dei briganti pronti ad assalirli e a saccheggiarli. Stamattina il Comune il Persico Dosimo, per onorare la memoria delmilitare, gli intitolerà una via nella nuova zona residenziale di Dosimo, nei pressi del campo da calcio. La cerimonia comincerà alle 10 e vi parteciperanno autorità politiche e militari. Poi la folla si sposterà presso le scuole elementari dove il vice sindaco Fabrizio Superti, appassionato di storia locale, racconterà il tragico episodio che ha portato alla morte di Guerra. E’ stato proprio Superti, infatti, a ricostruire la storia della drammatica vicenda, avvenuta nella notte tra il 14 e il 15 agosto del 1861.

Guerra era un carabiniere di 23 anni, originario di Barghe, un Comune della Valle Sabbia, in provincia di Brescia. La notte del dramma stava pattugliando a piedi la via Brescia insieme ad altri quattro militari della compagnia di Cremona, perché in quel periodo erano frequenti gli assalti alle carrozze di passaggio da parte di banditi assetati di soldi e oggetti di valore. Al confine tra l’allora Comune di Bettenesco e quello di Pozzaglio, nei pressi della cascina Cà de’ Co’, il gruppo di militari incrociò la carrozza con a bordo il sindaco di Quistro Gaetano Cadolini, quello di Castelnuovo Gherardi Giuseppe Guarneri e due negozianti di tessuti di Cremona. I carabinieri, secondo la ricostruzione di Superti, credettero che sulla carrozza ci fossero dei briganti, e viceversa i passeggeri si convinsero che il gruppo di militari fossero dei ladri. Il buio giocò un ruolo fondamentale, e probabilmente influì anche la difficoltà nella comunicazione legata al fatto che i carabinieri parlavano i loro dialetti e non quello cremonese. La cosa certa è che ne scaturì un cruento conflitto a fuoco che costò la vita al giovane carabiniere bresciano, morto nell’anno dell’Unità d’Italia ma per motivi che col Risorgimento non avevano nulla a che fare. I sindaci e i commercianti erano armati proprio per difendersi in caso di assalto da parte dei briganti, che fra l’altro, sempre stando agli studi di Superti, avevano assalito una carrozza sulla via Brescia proprio due ore prima del tragico episodio. Guerra fu l’unica vittima del conflitto a fuoco, gli altri quattro militari non rimaseronemmeno feriti. «Non si sa con precisione chi sparò il colpo mortale — spiega Superti — perché i passeggeri della carrozza erano tutti armati. E dopo il processo furono tutti assolti».
Simone Biazzi

La curiosità
L’assoluzione dei due sindaci e dei due negozianti arrivò un anno dopo la tragedia. Il processo fu gestito dalla Pretura di Casalbuttano, che ai tempi era competente per il territorio circostante, in sinergia col tribunale di Cremona. E la sentenza della Pretura venne confermata anche dalla Corte d’appello a Milano. Caddero, dunque, le accuse dei quattro passeggeri della carrozza, che però furono costretti a versare due lire al giorno alla madre del giovane carabiniere rimasto ucciso, finché la donna fosse rimasta in vita. La decisione fu dettata dal fatto che Pietro Guerra rappresentava l’unica fonte di sostentamento per la mamma. Il processo, ovviamente, fu preceduto da una serie di indagini, a partire dall’autopsia sul corpo del militare, effettuata nell’oratorio della chiesetta di Bettenesco. L’esame rivelò che il carabiniere fu colpito tra il torace e l’avambraccio sinistro da 56 pallini sparati da un fucile da caccia, che gli causarono il decesso pressoché istantaneo.