All’alba dell’anno mille i libri erano un bene prezioso. Tanti esperti medievisti li considerano veri e propri tesori, oggetti che in facevano parte del patrimonio familiare, dei re, delle curie episcopali. Una merce rara e preziosa, tanto che le biblioteche più fornite ne contavano pochi volumi. Ma già possederne 30 o 40 era un record. Il più delle volte questi tesori erano conservati da chiese grandi o piccole che fossero. Le carte dell’epoca ci tramandano elenchi di pievi e parrocchiali fiere delle loro biblioteche. Liste accurate, che non superano, di solito i 20 volumi. I curati elencano i titoli, sono soprattutto evangelari, vite di santi, libri di preghiere, spesso regalati dai vescovi o acquistati dai parroci. E per due motivi: accrescere il ‘tesoro’ della chiesa e consentire ai sacerdoti una adeguata preparazione. La cattedrale di Cremona era una delle più fornite (a dire il vero, come già detto, anche le piccole chiese di campagna si difendevano bene, e questo impulso era stato dato da papa Eugenio II che aveva auspicato l’istituzione di scuole nelle varie diocesi).
Nel 984 il vescovo Olderico, rampollo di una nobile famiglia e protetto dall’imperatrice Adelaide (moglie di Ottone III) sostituisce il grande Liutprando, prepara un inventario dei libri della biblioteca della curia: sono ben 96, una biblioteca ricca dunque. Ben 30 di questi codici sono un dono personale del prelato alla città.Mal’elenco è incompleto, anzi il vescovo precisa che tanti sono stati rubati dai ladri negli anni precedenti. Una perdita di un valore inestimabile, occorreranno anni perché il patrimonio librario venga rimpinguato. «...Malorum manibus cartas et libros multos fraudatos» scrive il vescovo Olderico compilando l’elenco dei codici. Libri rubati dunque e a questo punto scoppia il giallo: quale mano sacrilega ha avuto il coraggio di rubare i libri, che poi nella grande maggioranza erano libri di fede (Isidoro di Siviglia, Eusebio di Cesarea, Cassiodoro, san Gerolamo, sant’Agostino)? Siamo nel 984, vale a dire 1200 anni fa, difficile pensare che un comune ladro si sia introdotto in duomo e abbia rubato libri. E allora chi ha sottratto i preziosi manoscritti? Sacerdoti e membri della curia che molto probabilmente hanno esercitato il ‘diritto di spoglio’ come avveniva ogni qualvolta moriva un vescovo. E infatti qualche giorno prima dell’insediamento di Olderico era morto appunto Liutprando (da Cremona), prelato che anche lui aveva donato al capitolo della cattedrale tanti libri e altri tesori. Olderico si batte contro questa pratica che di fatto disperdeva il patrimonio, non solo di cultura,ma anche materiale della curia cremonese. Ma è tutto inutile: alla sua morte ancora una volta i libri della cattedrale verranno rubati, o meglio saccheggiati dagli altri sacerdoti.
La curiosità
Dopo il boom dell’anno mille, un nuovo incremento delle biblioteche si ebbe nel secolo successivo. Il merito fu dell’organizzazione delle prime università, come ad esempio quelle di Bologna o di Parigi, che portarono alla nascita delle prime biblioteche adibite allo studio. La diffusione dei libri minati, inoltre, stimolò parecchio l’allestimento di numerose raccolte librarie nelle principali corti di tutta Europa. In età moderna, nel XVI secolo, un nuovo impulso che favorì l’aumento delle biblioteche venne dalla diffusione delle prime case editrici. Ma fu nel secolo successivo che nacquero le prime biblioteche pubbliche, come la Ambrosiana di Milano e la Angelica di Roma. La diffusione delle biblioteche continuò per tutto il XVIII e il XIX secolo, durante i quali si verificò un consistente trasferimento di libri dalle collezioni private alle strutture pubbliche. In Italia lo sviluppo delle biblioteche pubbliche si intensificò dopo il 1970.