di Fulvio Stumpo
Erano uomini utili ma che facevano paura, spesso vivevano nei boschi erano coperti di pelli e vivevano in capanne sinistre: con pelli essiccate, crani, collane di denti. I lupari furono una figura tipica del Medieoevo (e non solo) e gli antichi documenti cremonesi ci fanno capire che in città era una categoria florida, da tenere distante, ma molto utilizzata. Ma come mai una delle più grandi e potenti città padane aveva bisogno di questi professionisti della caccia al lupo? La risposta è sorprendente: questi animali, a branchi vivevano nei boschi di cui era coperta la pianura e soprattutto i territori nei pressi del Po.
Erano considerati animali feroci, nella mentalità dell’epoca erano delle jatture, degni di uno ‘sterminio totale’, anche perchè spesso arrivavano nei pressi della città affamati, soprattutto nei mesi del grande gelo. E allora i racconti raccapriccianti passavano di bocca in bocca (spesso falsi o ampliati dalla voce popolare): è stato divorato un bambino, un anziano è stato sbranato, un intero gregge sterminato. Ancora per tutto il Trecento branchi di lupi, allontanati dai loro tradizionali territori ormai diventati campi e colture si rifugiano nelle sponde del Po. In questo habitat stanno tranquilli, ma il grande freddo del XIII secolo rompe gli equilibri. Scrive il monaco Salimbene da Parma «Nel 1216 in gennaio il Po gelò e gli uomini potevano correre da una riva all’altra... il vino gelato si doveva tagliare con l’accetta. Il grande freddo, più il disequilibrio ambientale dovuto all’intensificazione dell’agricoltura fa saltare l’ecosistema. Scrive ancora Salimbene: «Brulicavano ovunque le bestie selvatiche... i lupi non riuscivano più a trovare animali di cui nutrirsi... allora, morsi dalla fame, si riunivano in branchi intorno alle città e ai fossati...e ululavano a lungo. Di notte poi riuscivano ad entrarvi e a sbranare le persone». Il giorno dopo ecco i lupari in azioni, gente senza scrupoli: il massimo era distruggere un’intera cucciolata. Il risultato: i lupi sparirono dalla pianura.
La curiosità
I lupi si muovevano in un ambiente che era il loro da millenni. Erano probabilmente di una razza più piccola rispetto a quelli odierni, e ogni tanto sul Po si trova ancora qualche cranio. I branchi terrorizzavano le città. E le città reagivano, anche se in maniera scomposta e superstiziosa (ricordiamo che si sta parlando di 800 anni fa). Il lupo era considerato una creatura maligna, che accompagnava, assieme ai gatti neri le streghe. Per questo la municipalità pagava i lupari, uomini, come già detto temuti ed evitati. Nella boschine del Po questi cacciatori armavano una serie di trappole, spesso l’animale moriva di stenti o finito dal luparo, ma più delle volte era catturato vivo. E allora i riti medievali si manifestavano in tutta la loro ferocia. Il lupo veniva portato per le strade della città, tra maltrattamenti e scongiuri, arrivati in piazza veniva legato e impiccato pubblicamente tra le urla di gioia della gente e la curiosità dei bambini, con gli occhi di oggi una barbarie, ma quelli erano tempi duri. E per i lupi divennero più duri dopo il mille, con la ripresa dell’economia e soprattutto dell’agricoltura: intere regioni vennero disboscate e adibite a campi o a pascolo, per i lupi e la loro vita selvaggia e affascinante non c’era più posto. Si ritirarono sempre di più in ‘riserve’, fino a quando scomparsero, forse sul finire del ’500.