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Nel libro 'Risorgimento cremonese' Soldi ricorda Cavour a Cremona


I 150 anni della nascita dello Stato nazionale unitario coincidono con quelli della scomparsa di uno dei suoi principali artefici. Il 6 giugno 1861 infatti moriva a Torino, non ancora cinquantunenne, il conte Camillo Benso di Cavour, presidente del Consiglio, meno di tre mesi dopo la proclamazione del Regno d’Italia. La ricorrenza sarà particolarmente commemorata lunedì nel castello Cavour di Santena (Torino), nella cui cappella il conte è sepolto accanto ad altri membri della sua famiglia. Ci piace qui ricordare la presenza di Cavour nell’opera di Fiorino Soldi, Risorgimento cremonese, in questi giorni in ristampa e in diffusione a fascicoli con La Provincia.

In particolare Soldi racconta la visita del conte a Cremona il 26 febbraio 1860, nel corso della quale egli concordò con Luigi Carlo Farini (regio commissario a Modena), giunto anch’egli a Cremona dopo essersi consultato con Bettino Ricasoli, la celebrazione dei plebisciti in Emilia e in Toscana. All’indomani della seconda guerra d’indipendenza, Cavour aveva infatti avviato la politica delle annessioni nell’Italia centrale. Scrive Fiorino Soldi che Cavour «contro la pretesa napoleonica di escludere la Toscana dai plebisciti, fissò un incontro con Farini, d’accordo col Ricasoli a Cremona. Di ciò fu costantemente tenuto al corrente Nigra (Costantino, segretario del presidente del Consiglio, ndr). L’incontro Cavour-Farini, segretissimo, ebbe luogo a Cremona il 26 febbraio. Il Municipio seppe dell’arrivo del Presidente del Consiglio solo poche ore prima. Cavour definì con Farini il piano dei plebisciti e due giorni dopo faceva indire le votazioni in Emilia e Toscana per l’11 e 12 marzo. In quello stesso mese nasceva a Torino il ‘Regno dell’Italia Settentrionale e Centrale’. A Cremona si era così idealmente concluso quel mancato ‘Convegno delle Società Segrete’ che nel 1820 doveva concertare un più vasto movimento nazionale fra i cospiratori». Soldi accenna nella sua opera anche alla visita che Cavour volle rendere al vescovo di Cremona monsignor Antonio Novasconi, nominato dopo pochi giorni senatore del Regno e definito dal conte degnissimo del riconoscimento.
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