di Elisa Calamari
Ben conosciuta dall’epoca dei Pallavicino in avanti, la storia di Monticelli d’Ongina è meno nota per quanto riguarda i tempi più antichi: quelli dei primissimi insediamenti umani nelle zone paludose a sud del Po e quelli del dominio cremonese. Ricostruirla è stato possibile soprattutto attraverso detriti e reperti rinvenuti nei secoli scorsi proprio lungo il Grande fiume.
Secondo gli storici già settemila anni fa c’erano popolazioni sul corso del Po, che scorreva entro un alveo naturale e con un percorsomolto diverso da quello attuale: il territorio era punteggiato da ‘monticelli’ di sabbia e proprio da questa caratteristica della zona trae origine il nome del paese. Lì si succedettero quindi gli antichi popoli Arii, poi i Pelasgi seguiti dagli Etruschi e dai Galli Boi, che vennero infine sottomessi dai Romani. I primi attendibili documenti fanno risalire la vera e propria fondazione di Monticelli al 163 a.C., quando fu costruito un accampamento delle milizie romane che si preparavano ad attraversare il Po alla conquista della Gallia Cisalpina. Tracce di questi insediamenti sono state rinvenute nelle località Borgonovo e Boschi (tuttora esistenti) che allora erano lambite dalla riva destra del fiume.Nel 115 a.C. il console romano Marco Emilio Scauro intraprese inoltre una bonifica che, con l’irregimentazione dei torrenti appenninici, trasformò la zona precedentemente malsana in prativa e boscosa, favorendo così ulteriori insediamenti. Quell’area allora chiamata ‘Cogollo’ iniziò dunque a cambiare radicalmente, ma la vera svolta ci fu solo secoli dopo: nel 774 quando Carlo Magno donò i possedimenti al vescovo Stefano di Cremona. Il suo episcopato mantenne la giurisdizione suMonticelli sino all’XI secolo.
Dietro istanza del vescovo di Cremona Giovanni, e per ordine del re Berengario I, nel 914 vennero poi fissati meglio i confini tra le diocesi cremonese e piacentina: avvenne un frazionamento della zona monticellese in due parti territoriali e giuridiche, ovvero il ‘Burgus Guaragnorum’ (dipendente da Piacenza) ed il più vasto ‘Burgus de Unguenis’ (dipendente da Cremona).Asegnare il confine furono elementi territoriali in parte ancora presenti, come l’attuale strada Piacenza- Cremona, il canale di scolo ‘morto’ e l’argine ‘quattroville’ che era situato tra la località Tinazzo e il Po. La lite sui confini continuò sino al 1181, quando infine i vescovi delle due diocesi concordarono - con apposito atto notarile - le nuove pertinenze sempre a vantaggio dei cremonesi. Iniziò un periodo di grande splendore per il territorio monticellese, a cui il Consiglio generale di Cremona riconobbe una propria bandiera nominando in loco un podestà e un notaio. Un’importanza politica ed economica che vide numerose località della zona dipendere da Monticelli. Sino al 1335, quando Cremona passò sotto il dominio di Gian Galeazzo Visconti che concesse il borgo a Trichino da Clivio. All’inizio del 1400 arrivarono quindi i Pallavicino.
La curiosità
Tra i reperti che hanno permesso di ricostruire la più antica storia di Monticelli c’è anche una piroga ritrovata nel maggio 2000 lungo il fiume Po a Isola Serafini. Si tratta di un monossile, ovvero ricavato da un unico tronco, in legno di quercia farnia: gli studiosi affermano che questo oggetto è il frammento di un natante di circa 10 metri di lunghezza e, attraverso l’identificazione della specie lignea oltre che con la datazione al radiocarbonio C14, la collocano tra il 656 e il 716 dopo Cristo.Altri reperti conservati nel museo risalgono invece ai primi insediamenti di epoca romana: anfore e cocci di vasellame.Andando ancora più indietro nel tempo sono da citare altri ritrovamenti interessanti rinvenuti negli anni lungo il fiume monticellese: ossa di mammut, corna di bisonte, di cervo e di alce che risalgono a 15-20mila anni fa quando la Valle Padana non era ancora popolatama era una foresta. Tra i resti più ‘recenti’, invece, c’è ad esempio un pozzo artesiano risalente al 1700 quando una vasta area costiera fu travolta e distrutta da una piena del fiume.
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