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Il monumento della Vittoria alata in una vecchia cartolina

La scomparsa della Vittoria alata di Castelvetro Piacentino


Ideologie differenti racchiuse in un unico monumento, che porta con sé anche tanti misteri: non solo quello che riguarda la statua della ‘Vittoria alata’ scomparsa, ma anche altri sulle origini, sulle cifre e sui simboli che sembrano ricondurre alla Massoneria. Stiamo parlando del monumento ai caduti che si trova di fronte al municipio di Castelvetro Piacentino, le cui origini risalgono al 1919. Nell’intento di rendere omaggio a chi perse la vita nella Prima guerra mondiale, vista come completamento dell’opera di unificazione nazionale, l’Associazione dei reduci (non quella istituita dopo la Grande Guerra, ma un gruppo composto da rivoluzionari del Risorgimento) chiese la possibilità di realizzare una lapide. In paese un rappresentante illustre delle guerre d’indipendenza fu Alessandro Belli, figura cruciale nell’indagine sui ‘misteri’ del monumento. Belli istruì figli e nipoti nella fede garibaldina, inoltre pare che segretamente appartenesse alla Massoneria.

Ed ecco che entra in campo proprio la simbologia ad essa collegata: sull’epigrafe bronzea del 1919 c’è infatti una stella in rilievo che può far pensare alla stella Arturo, considerata guida da Giuseppe Garibaldi che era gran maestro della Massoneria. Non solo: si legge la frase ‘Castelvetro ai suoi cento eroi che cementarono col sangue la nuova grandezza d’Italia’ e anche se la cifra non corrisponde ai reali caduti castelvetresi, il riferimento al numero 100 è secondo molti non casuale ma anzi correlato simbolicamente ai mille garibaldini. Il legame con la Massoneria rischia di apparire labile,maa consolidarlo c’è anche un altro simbolo che si trova in sala consigliare: la scritta Labor (nel progetto massonico tutto viene fatto risalire al lavoro) situata sopra un decoro che raffigura compasso e martello, altri simboli dell’arte muratoria che vengono riproposti in piccolo sulla porta dell’ufficio del sindaco. E il primo sindaco di Castelvetro fu Pietro Belli, nipote di Alessandro. La versione attuale del monumento, promossa dall’associazione religiosa ‘Pro erigendo monumento’, è stata invece costruita a partire dal 1924 e inaugurata nel maggio del ’26, anno in cui morì Alessandro Belli. Sulle date si apre però un ulteriore mistero: ai piedi dell’iscrizione commemorativa in numeri romani compare infatti l’anno 1922, forse imposto per fini propagandistici dal regime fascista. Infine, nonostante proprio il regime dichiarò fuori legge la Massoneria nel 1925, simboli e parole che possono ricondurre ad essa (come il termine ‘cementarono’) vennero rispettati. Dunque, se davvero gli elementi del primo progetto fossero stati collegati alla loggia, è curioso che inconsciamente chi ne vietava la diffusione li mantenne. Portando a termine il monumento commissionato all’architetto Pietro Berzolla.
Elisa Calamari
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La curiosità
La ricerca sui simboli e i misteri del monumento ai caduti è stata compiuta nei mesi scorsi dalla bibliotecaria Debora Lanzanova, con l’aiuto di una classe della scuola media locale. I risultati sono stati racchiusi in una pubblicazione sulla storia del paese, realizzata in occasione del 150° dell’Unità nazionale. Fondamentale per le ricerche è stato anche il contributo della famiglia Belli: proprio le eredi di Alessandro e Pietro hanno aperto l’archivio famigliare e fornito ricordi preziosi anche riguardo il possibile legame di Alessandro con la massoneria, di cui non ci sono però prove ufficiali. Questo dunque resta un mistero, così come misteriosa è la scomparsa della statua raffigurante la ‘Vittoria alata’: nel 1926 venne posta sopra il monumento e per la precisione sopra il basamento con la scritta ‘Germinabunt’ (risorgeranno). Si racconta che la statua venne rubata subito dopo la dichiarazione della fine della Seconda guerra mondiale, da anonimi che vollero togliere quel simbolo fascista. C’è chi dice che venne distrutta, ma in paese molti sostengono pure che in realtà sia ancora gelosamente custodita da qualcuno.