di Fulvio Stumpo
«Maximus fortis ed ferox quod apparet in armis». Così definivano i soldati cremonesi i cronisti medievali. E infatti nuovi studi e nuove rivelazioni di fonti confermano la combattività dei cremonesi durante il Medioevo. Le truppe del Torrazzo erano un vero e proprio ‘corpo scelto’ i ‘seal navy’ dell’epoca.
Tra le truppe cremonesi militavano fanti armati di asce chiamate ‘mannaie falcate’, cavalieri- centauri che si gettavano nella mischia facendo capovolgere le sorti della battaglia. Maancora più esperti erano gli ‘artiglieri’, capaci di far funzionare i trabucchi e i genieri che in poche oremontavano un campo fortificato in poche ore (eredità delle legioni romane). I soldati erano di una forza e una ferocia apprezzata dagli imperatori tedeschi. Il corpo scelto erano i fanti con la ‘mannaia falcata’. Erano una falangemicidiale. La loro arma era una specie di falce montata su un lungo manico. I fanti erano in grado di tagliare in due un uomo e di fracassare le corazze. Secondo alcune fonti le ‘mannaie falcate’ furono determinanti nella famosa battaglia di Cortenuova combattuta da Federico II contro i comuni lombardi.
Pier delle Vigne nella lettera che spedisce ai sudditi di Federico per annunciare la vittoria scrive: «La fedele Cremona, insieme con le città alleate, saziò di sangue le scuri», come riporta anche il cronista Iacopo d’Acqui e ancora la ‘manaria Cremonensis’ compare nelle cronache ferraresi del ’400. Secondo alcuni esperti militari la tecnica di combattimento cremonese fu adottata per tutto il Medioevo dagli eserciti europei. Mai soldati delTorrazzo erano anche anche abili ‘artiglieri’ che furono tra i primi ad adottare i trabucchi, una sorta di catapulta che veniva utilizzata negli assedi. I cremonesi erano maestri nell’utilizzarli e soprattutto nel costruirli sul posto. Altra arma d’elitè era la cavalleria. Le quattro porte cittadine avevano l’obbligo di fornire all’esercito mille cavalieri, per cui, solitamente, l’armata era composta da 4-5mila cavalieri, molti erano i rampolli delle famiglie nobili della città.
La curiosità
L’imperatore Federico II di Svevia della casata degli Hohenstaufen amò Cremona fin da quando i cavalieri cremonesi lo salvarono dalla cattura deimilanesi e dei pavesi, quando ancora 17enne tentava dalla Sicilia di raggiungere la Germania. E sempre in città celebrò il suo trionfo dopo la vittoria di Cortenuova. Era il novembre del 1237, Federico II entra in città tra due ali di folla che lo osanna dopo la battaglia di Cortenuova, nel Bergamasco. Nel lungo corteo trionfale avanza un uomo in catene, è Pietro Tiepolo, podestà dell’odiata Milano, dietro di lui tanti prigionieri incatenati. Ebbene tanto merito di questo trionfo lo hanno i cremonesi. Nel momento cruciale della battaglia infatti entrano in campo 30 mila fanti di Cremona, muniti della loro famosa ‘mannaia falcata’. E i guerrieri del Po gli furono vicini nei momenti cruciali della sua vita, così come la città lo accolse nei momenti più difficili della sua lotta con il papato, con i baroni tedeschi. Ma non solo, a Cremona furono indette le principali diete dell’imperatore, sia quella sulla «restaurazione dei diritti imperiali in italia», sia quelle per «l’estirpazione dell’eresia e il bando della crociata». Ma Federico II non fu solo un uomo di guerra, fu un raffinato intellettuale del Medioevo, scrisse libri, si circondò di uomini illustri, non badando alle razze di appartenenza.