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L’enigma del quadrato magico


Di cose strane ce ne sono tante a questo mondo e ci sono altrettante persone strane che hanno la curiosità di capirle, così diventano topi di biblioteca o si mettono a scavare nella terra o a frugare nelle soffitte polverose. Poi mettono tutto insieme e ne ricavano un nesso.
E' quanto è successo con un frammento di mosaico del presbiterio della chiesa di Pieve Terzagni, frazione di Pescarolo. Vediamo di capire qualche cosa insieme: si tratta di un insieme di lettere disposte in modo da formare un quadrato, appunto il ‘quadrato magico’. Pare sia l'anagramma delle parole ‘Padre Nostro’ disposto in modo che la A e la O siano sempre contrapposte, le lettere che formano una parola palindroma sono: SATORAREPOTENETOPERAROTAS che, disposte con gli spazi dovuti compongono la frase SATOR AREPO TENETOPERAROTASche significano ‘Il seminatore Arepo tiene tra le mani le sue opere’. C’è chi spiritosamente le ha illustrate così, ma potrebbero essere disposte anche in questo altro modo: A
P
A
T
E
R
A PATERNOSTER O
O
S
T
E
R

Vi è anche la versione speculare, forse la più frequente, che si presenta così:
SATOR ROTAS
AREPO OPERA
TENET TENET
OPERA AREPO
ROTAS SATOR

Altra versione la si vede nel chiostro dell’abbazia cistercense di Valvisciolo, in provincia di Latina: le parole sono inserite in un cerchio e formano i raggi di un una sorta di pentagono.
A tutto questo ogni studioso ha dato un’interpretazione diversa, sempre suffragata da ottime deduzioni. Ma siamo sempre nel campo delle deduzioni: c’è chi la vede sotto il profilo religioso e allora si considera il ‘Padre Nostro’, c’è chi la vede sotto il profilo magico e allora si attribuisce al ‘quadratomagico’ un potere quasi curativo.
Le ipotesi sono tante e tutte affascinanti, certo è che queste scritte sono state rinvenute, quasi sempre, presso conventi o chiese; senza dimenticare che la prima versione la si trova nella Pompei degli scavi antichi e via via in tutta Europa e molte in Italia, tra cui, appunto, a Pieve Terzagni.
Questa merita una visita, previo appuntamento con il parroco. Certo oggi è rimasto davvero poco rispetto a quello che si suppone fosse il mosaico completo, ma ha comunque molto fascino. E’ sempre una grande emozione sapere di essere di fronte aun opera d’arte di circa mille anni fa.
Quante persone hanno respirato, pensato, pregato in quel posto; quante emozioni si sono portate da case tutte quelle persone e quei muri ne hanno colto l’essenza e l’hanno custodita fino a noi. E noi oggi, tentiamo di capirli, quasi di amarli. Vorremmo pregare con loro e perché no, mangiare con loro visto che il pranzare insieme è un atto di comunione, direi quasi una messa se non temessi di essere eccessiva.