di Fulvio Stumpo
Rubò soldi dalla cattedrale, sottrasse terreni e beni a privati e alla curia per distribuirli ai parenti e arricchirsi lui stesso, alla fine il popolo lo cacciò. Chi era costui? Era il vescovo Presbitero di Medolago, molto probabilmente di origine bergamasca, vissuto a Cremona nel XII secolo. Un tipetto certo poco raccomandabile, e anche se alla fine il capitolo della cattedrale di Cremona lo perdonò, i suoi ‘interessi’ vengono subito messi in chiaro con il suo primo atto: una lagnanza verso un proprietario terriero castelleonese reo di non riconoscergli la metà del suo feudo.
Inizia così la carriera di Presbitero che fu così furbo da abbracciare il partito del Barbarossa che lo prese subito sotto la sua protezione, come dimostrano i documenti emanati da Pavia il 3 aprile 1164. In questa due carte non solo l’imperatore ‘lo prende sotto la sua protezione’ ma gli concede anche in feudo Maleo, Piadena, Lamo (dalla parti di Voltido), Castelfranco (a Drizzona) e Motta (Piadena). Regali non da niente, ma la fedeltà va ripagata.
E il vescovo è un fedelissimo: rimane dalla parte di Federico anche quando la sua stella sembra tramontare. Ma il popolo e il clero onesto si ribellano e Presbitero è costretto all’esilio. Ma prima di lasciare Cremona ruba una somma ingente dalla casse della curia e in più si porta via numerosi oggetti di valore. Una testimonianza diretta delle sue malefatte arriva dal suo successore, il vescovo Offredo, nominato nel 1167. Il presule nella stessa data manda una lettera al papa Alessandro III dove elenca i ‘furti’ del suo predecessore. Ma non solo: il vescovo cremonese chiede la scomunica per Presbitero.
La nota di Offredo è un elenco preciso a cominciare dalla somma rubata: ‘sexcentas libras’, 600 lire, una somma notevole, e numerosi altri oggetti, sembra anche dei libri, poi vengono spiegate le vendite e le spoliazioni delle terre della curia, nonchè le assegnazioni fatte ad amici e parenti. Le sue operazioni riguardano terre e beni posti a San Felice, Derovere, Lagoscuro, Crotta, Genivolta, Casalbuttano, Montodine. Offredo spiega al papa che tante donazioni sono arbitrarie e chiede la restituzione ai legittimi proprietari delle terre.
Il vescovo di Cremona dunque è durissimo verso il suo ex collega e alla fine della lettera ne chiede la scomunica, l’anatema. Ma sono tempi difficili, le alleanze cambiano di anno in anno se non di mese in mese, nessuno ha forse la caratura morale, almeno dal punto di vista politico, di lanciare anatemi. E così Presbitero da Medolago viene perdonato e riammesso al capitolo del duomo. Se restituì il... bottino? Le cronache non lo dicono. O quanto meno stanno sul vago.