di Fulvio Stumpo
Perfino Ottone Morena, che sicuramente non era nemico del Barbarossa, anzi, deve ammettere che ‘mastro Marchese’ passò dai Cremaschi all’imperatore anche «per il denaro promessogli». Un passaggio di campo non raro nel Medioevo, ma che fece scalpore, perchè in effetti questo ‘tradimento’ fu fondamentale per la presa e la distruzione di Crema: l’artigiano costruì per l’imperatore macchine così perfette che permisero all’esercito imperiale di prendere e distruggere Crema.
Ma chi era questo mastro Marchese? Secondo Ottone Morena, cronista dell’epoca, siamo nel 1160, al seguito del Barbarossa, mastro Marchese era il miglior costruttore di difese e dimacchine da guerra di Crema, che con grande perizia si opponeva e rendeva inutili le macchine d’assedio costruite dai Cremonesi, alleati del Barbarossa. «Un mastro, chiamato Marchese, più ingegnoso di tutti gli altri mastri che erano in Crema, e che con il suo mirabile ingegno aveva assieme quasi tutti i mangani, le petriere, le tettoie, le macchine e gli altri strumenti per la difesa di Crema». Mastro Marchese vanifica così gli sforzi dell’esercito imperiale e soprattutto neutralizza le macchine da guerra costruire proprio dai cremonesi (che erano bravissimi).
Ma qualcosa non va per il verso giusto, mastro Marchese inizia ad avere qualche ripensamento. Scrive Morena: «Giacchè amava l’imperatore ed il suo partito più che iMilanesi e bramava di essere e rimanere dalla parte di Federico piuttosto che servire quelli cui allora ubbidiva, o per amore dell’imperatore o dei Cremonesi, o per odio verso i Milanesi ed i Cremaschi che lo trattenevano contro voglia, o, in parte anche per il denaro promessogli, venne a patti con l’imperatore». Perfino Morena dunque deve ammettere, pur tra mille ‘accomodamenti’ che il denaro fu importante e infatti continua «Questi (Federico Barbarossa ndr) accogliendolo con gran gioia, subito lo rivestì splendidamente e gli donò un buon destriero comprato per dodici libbre di denari vecchi ».
Il tradimento dunque è compiuto Morena cerca di ammantarlo con questioni ideologiche, ma il denaro sembra la vera molla (del resto nel Medioevo vicende del genere non erano rare). Marchese non solo abbandona i Cremaschi, ma «Fabbricò subito una meravigliosa macchina di legno » che doveva servire per l’assalto della sua ex patria. Era una sorta di torre dalla quale sporgeva una piattaforma lunga parecchi metri che doveva servire da ponte per entrare nelle mura.
L’assalto però non è risolutivo ai guerrieri ‘tedeschi e italiani’manca l’impeto.Mala torre di mastro Marchese si rivela decisiva: da questa poderosamacchina da guerra Crema viene giornalmente bombardata e alla fine deve arrendersi.
LA CURIOSITA'
Dopo la resa di Crema Morena esalta le doti umane di Federico Barbarossa. Lo descrive pio, magnanimo e cristiano. Federico grazia tutti, fa uscire dalla città i cremaschi i bresciani e imilanesi con le loro famiglie e i bagagli. Ma non solo: lui stesso aiuta chi non ce la fa a uscire da Crema passando «per luoghi angusti».
La rabbia degli assediati è tanta, direttamente proporzionale agli odi che caratterizzavano quella guerra (e che sono all’origine del campanilismo tra Crema e Cremona). La città adesso è vuota ed ecco che intervengono i Lodigiani e i Cremonesi: i soldati si scatenano, distruggono Crema pietra su pietra, le macchine da guerra vengono incendiate, i Cremonesi, racconta Morena, «Bramosi della distruzione di Crema, demolirono anche alcune chiese della città... Il mercoledì successivo, 3 febbraio, festa di San Biagio martire, i Cremonesi ritornarono tutti nella loro città». E fu festa grande.