Un gruppo di briganti prese d’assalto una cascina per razziare la casa padronale ma fu messo in fuga dalla popolazione di Stagno Lombardo. Accadde durante il Risorgimento, la sera del 7 aprile 1861 alla cascinaAriolo, nella frazione di Straconcolo. Quindici militari disertori dell’esercito sabaudo, fuggiti da una caserma diCremona, arrivarono in paese armati di fucile e fecero irruzione nel complesso rurale che il sindaco Giovanni Mori, proprietario della cascina, aveva affittato a Giovanni Lazzari. Il loro raid però fu sventato dai volontari della Guardia Nazionale e da un folto gruppo di abitanti che si presentarono nella frazione di Straconcolo con in mano le torce infuocate. L’episodio è stato ‘riscoperto’ dall’appassionato di storia e vice sindaco di Persico Dosimo Fabrizio Superti, che ha trovato alcuni documenti dell’epoca ed è riuscito a ricostruire le fasi concitate dell’assalto. I briganti arrivarono alla cascina Ariolo intorno alle 19.30.
Entrarono nelle stalle minacciosi e puntarono i fucili contro i contadini che stavano lavorando, chiedendo con insistenza che venisse indicata loro la casa padronale. I braccianti, nonostante le minacce, non aprirono bocca. Allora i disertori si aggirarono nel cortile della cascina fino a quando riuscirono ad individuare la casa in cui risiedeva Giovanni Lazzari. Bussarono alla porta chiedendo del cibo, anche se il loro obiettivo era quello di entrare nell’abitazione e di mettere a segno una razzia di denaro e di oggetti di valore. Lazzari intuì le intenzioni del gruppo di briganti e si rifiutò di aprire la porta, così i militari cominciarono a sparare contro le finestre mandando in frantumi i vetri e seminando il panico. Nel frattempo, però, uno dei contadini era riuscito a fuggire e aveva raggiunto il paese per lanciare l’allarme. Le campane della chiesa di Stagno Lombardo suonarono a stormo e dal cuore del paese partì una delegazione di abitanti accompagnati da alcuni volontari della GuardiaNazionale, che nel periodo del Risorgimento si occupava del controllo del territorio. I cittadini e le guardie arrivarono con le torce nella cascina. E i briganti, trovandoseli di fronte, decisero di fuggire verso la golena. Secondo la ricostruzione di Superti, salirono su una barca e con tutta probabilità attraversarono il fiume. La cosa certa è che i disertori riuscirono a far perdere le loro tracce, fuggendo però a mani vuote. Gli abitanti festeggiarono a lungo, anche perché il rischio che il piccolo paese aveva corso era stato molto grande.
Simone Biazzi
La curiosità
Non è un caso che i briganti dopo la fuga dalla cascina Ariolo di Straconcolo decisero di dirigersi verso la golena del Po. Secondo gli studi di Fabrizio Superti, infatti, nel periodo risorgimentale le sponde del fiume erano frequentate da banditi e contrabbandieri. Il motivo è semplice: la golena era piena di boschi naturali difficili da attraversare, luoghi ideali per nascondersi e far perdere le proprie tracce. La presenza dimalviventi sulle rive del Po, negli anni che seguirono l’Unità d’Italia, fu addirittura una piaga per le popolazioni del territorio rivierasco. Furono frequenti, infatti, gli assalti alle cascine che si trovavano nei pressi della golena, con i gruppi di briganti pronti a prendere d’assalto le case padronali per rubare denaro, oggetti di valore e cibo. Un problema che a quanto pare le forze dell’ordine dell’epoca faticarono a contrastare, proprio per le zone boschive e incontaminate della golena e per la possibilità dei briganti di salire su imbarcazioni e attraversare il fiume scomparendo nel nulla.