Apollonio Rodio, Valerio Flacco, Ovidio, Polibio, grandi scrittori del mondo greco-latino che hanno il merito di aver magnificato il Po, le sue leggende, la sua ‘maestà’. E allora i frondosi pioppi, che costeggiano damillenni il fiume altro non sono che le sorelle di Fetonte, caduto nel Po; nei racconti greci e latini il grande fiume viene solcato addirittura dalla mitica nave Argo di ritorno dalla Colchide dopo che Giasone e i suoi eroi conquistarono il Vello d’Oro o che permise a Diomede, reduce dalla guerra di Troia di arrivare in Italia e di diventare poi re della Daunia (l’antica Puglia)? In realtà il Po è diventato uno dei simboli (contemporanei) della non ben definita macroregione Padania, ma il grande fiume ha radici leggermente più lontane, in quella civiltà greco-romana che sembrerebbe in contrapposizione con quella celtica.
Il Po fu però più celebrato dagli invasori «mediterranei» che dai residenti Galli, forse anche perché quest’ultimi, grandi combattenti e difensori della loro libertà (ma che ben presto fecero parte a tutti gli effetti del grande mondolatino) non lasciarono certo poemi. Uno dei pochi riferimenti della considerazione delle genti celtiche verso il Po arriva da Polibio. Il grande storico greco riporta l’antico nome dato al fiume dalle genti galliche: Bodinco, che in ligure arcaico voleva dire «fiume profondo».
In effetti, i Celti, naturalmente anche quelli che abitavano le zone di Cremona, sul Po celebravano i loro riti principali, i loro sacerdoti raccoglievano nei boschi padani le erbe e le sostanze che servivano per i loro filtri e per le loro pratiche divinatorie. Del resto, la mitologia greca riesce a trovare un’origine classica anche agli stessi Celti, ‘Celtoi’ come li chiamavano i Greci o ‘Galati’ come li chiamavano i Romani. Di fatto la mitologia greca- romana è piena di leggende padane. Già il nome antico è un classico. Eridano infatti era una divinità dei fiumi, figlio di Oceano e di Teti (la stessa dea che con Peleo generò Achille).
Una tradizione tarda fa coincidere l’Eridano con il Rodano, ma è ormai accettato da tutti gli studiosi: Eridano era il Po. La più famosa e affascinante leggenda è sicuramente quella di Fetonte, figlio di Elios - Apollo. Il ragazzo, per vantarsi con unsuo amico, chiese e ottenne dal padre di poter guidare il carro del Sole. Ma i focosi cavalli capirono subito che l’auriga non era l’energico Elios, e così il carro iniziò ora a volare alto (e la terra gelava) ora a sfrecciare bassissimo (e la terra bruciava, tanto che, secondo il racconto, si formarono i deserti dell’Africa).
Per evitare altri danni Zeus fulminò Fetonte, che precipitò nel Po. Le sorelle del ragazzo, le Eliadi, lo piansero giorno e notte, in modo straziante, tanto che gli dei si impietosirono e le trasformarono in pioppi, alberi che ancora oggi costeggiano con il loro grande dolore il fiume. Le lacrime si trasformano in preziosissima ambra.
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La curiosità
Secondo antichissime leggende sul Po navigarono anche due grandi protagonisti della guerra di Troia: Antenore e Diomede. Quest’ultimo, re di Argo, riparò in Italia dopo i tradimenti della moglie Egialea e gli intrighi del fratello. Arrivò alle foci del Po e poi si stabilì in Puglia diventandone re. Antenore era genero di Priamo, risparmiato dai Greci (qualcuno asserisce perché era un traditore,ma di certezze non ce ne sono, neppure Omero lo indica come tale, Antenore fondò secondo la leggenda Chioggia ) arrivò sul Po con al seguito gli Eneti, popolo della Paflagonia, regione dell’Asia Minore. Gli Eneti sarebbero gli antichi progenitori dei Veneti. Infine un’ultima leggenda riporta l’amore tra un re dei Liguri Cicno, innamorato di Fetonte, che alla morte del giovane fu trasformato in un cigno da Zeus per farlo rimanere sempre con il suo innamorato.