SORESINA — Francesco Genala (1843-1893), di Soresina, deputato dal 1874 e più volte ministro dei Lavori pubblici dal 1883, uomo della sinistra costituzionale andata al potere nel 1876, nel 1860 si unì ai Mille in Sicilia e nel napoletano. Stefano Jacini (1827-1891), di Casalbuttano, agricoltore e studioso di economia, anch’egli ministro dei Lavori pubblici, nel 1860, con Cavour, prima ancora che fosse proclamato il Regno d’Italia, e successivamente in tre ministeri La Marmora e nel secondo governo Ricasoli, fu «uomo della destra storica, più precisamente può essere ricondotto a quel cattolicesimo liberale che trovò in Lombardia, oltre che in Piemonte, uno dei terreni più fertili e che a fine Ottocento, anche grazie a Jacini, si adoperò per la conciliazione fra Stato e Chiesa». Alla conviviale del Rotary Club Soresina, presieduto da Luca Vaccari, dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia, Gianpiero Goffi, giornalista del quotidiano La Provincia e cultore di storia, è partito da queste due personalità «assai diverse, ma convergenti nell’impegno per la costruzione e il consolidamento dello Stato nazionale unitario» per introdurre «le principali correnti ideali che si confrontarono e si integrarono nel corso del processo risorgimentale: quella democratica e tendenzialmente repubblicana e quella liberale, moderata e monarchica, risultata vincente con la proclamazione del Regno d’Italia nel marzo del 1861».
Ma «queste due scuole non vanno pensate come due monoliti, omogenei e compatti al proprio interno. Com’è nella logica, tanto più in un Paese profondamente individualista come l’Italia, appaiono ricche di sfumature, di atteggiamenti ora intransigenti ora pragmatici, e anche di rivalità personali». Ad esempio, «fra i democratici repubblicani, le idee di Giuseppe Mazzini non sono sovrapponibili a quelle di Carlo Cattaneo; così come le scelte operative di Mazzini non coincidono con quelle di Giuseppe Garibaldi ». Mazzini fu «il primo a progettare un’Italia non soltanto indipendente, ma unita in un’unica repubblica che avesse Roma quale sua capitale». Fu il punto di riferimento di molti giovani patrioti che dettero la vita per la causa italiana: i fratelli Attilio ed Emilio Bandiera; Carlo Pisacane, per fare i nomi più noti. Repubblicani erano anche i lombardi Carlo Cattaneo e Giuseppe Ferrari, «ma a differenza di Mazzini non concepivano l’Italia come un possibile unico Stato».
Assai più numerosi erano i federalisti tra i moderati del Risorgimento, «i quali pensavano l’Italia come una confederazione di monarchie». Camillo di Cavour «è stato considerato il tessitore del Risorgimento » perché si rese conto «che per cacciare l’Austria dalla Penisola era indispensabile l’appoggio o almeno il consenso delle altre potenze garanti degli equilibri europei, che non avrebbero tollerato in Italia una rivoluzione, ma avrebbero potuto accettare una monarchia liberale». Giuseppe Garibaldi «incarna, assai più di Mazzini, l’anima democratica e popolare del Risorgimento». Dopo l’impresa dei Mille «voleva completare l’Unità d’Italia, alla quale mancavano il Veneto, il Trentino e soprattutto Roma», mavenne fermato dalle truppe regie. Vittorio Emanuele II, «re di Sardegna dal 1849, re d’Italia dal 1861 al 1878, leale allo Statuto, era «abbastanza intelligente e scaltro per comprendere che si doveva procedere con gradualità e prudenza, sia per gli obiettivi limiti della forza militare piemontese, sia per ragioni internazionali e che non si doveva in alcun modo favorire una soluzione rivoluzionaria della questione italiana. Con questi obiettivi si giocò tutto. E il gioco andò bene». In conclusione «ogni periodo storico, ogni impresa umana è fatta di luci e di ombre, di successi e di limiti, di progressi e di errori. E il Risorgimento italiano non fa eccezione. Tuttavia è incontestabile che il percorso risorgimentale abbia dato all’Italia, dopo oltre un millennio di frammentazione e di sottomissione, l’indipendenza, l’unità politica e ordinamenti liberali che ne hanno favorito un graduale avanzamento, introducendola nella modernità». ©RIPRODUZIONE RISERVATA