di Fulvio Stumpo
Una delle zone più conosciute di Cremona è il cosiddetto Battaglione. Il perchè di un nome così strano è presto detto. Da quelle parti, estremo lembo dell’attuale comune di Cremona, si sarebbe combattuta una delle più cruente battaglie tra Romani e Celti durante i primi tentativi di Roma di insediarsi al di qua del Po, nel III secolo avanti Cristo.
Una battaglia durissima intorno alla quale si racconta come ancora in pieno Medioevo i contadini trovassero nei campi scheletri, armi e ossa di cavalli. Al battaglione i galli vendettero cara la pelle, ma Roma era troppo potente e ben prestò assorbì i Celti (che furono ben contenti di esserlo). Eppure questo popolo era emerso dalla protostoria quasi in sordina, con culture poco conosciute, ma quando irruppero nella storia lo fecero alla grande, facendo parlare di loro per secoli. I Greci li chiamavano ‘Oi Cheltoi’, i Romani ‘Galli’, ‘Galati’, ‘Celtiberi’ ‘Brigantes’, noi li conosciamo con il nome più famoso: Celti, un popolo che lottò per la propria identità, ma non si chiuse, e si aprì alla civiltà romana, intuendo che questa era il futuro. Il loro viaggio fino all’Europa di 2300 anni fa, inizia dalle steppe euroasiatiche, ai confini con l’India, si irradiano nel continente le popolazioni indoeuropee che poi prenderanno appunto il nome di Celti. Artù, Merlino, Lancilotto, il Santo Graal, il Cavaliere Perfetto, sono tutte derivazioni medievali dei Celti. Le popolazioni che più da vicino interessano Cremona sono gli Insubri e i Cemomani. Tribù bellicose, ma che avevano raggiunto un alto grado di civiltà, che popolavano soprattutto la parte nord della provincia. Pizzighettone, era, molto probabilmente, l’antica Acerrae roccaforte dei Celti. Ma di quale popolazione non è dato sapere. Il dibattito infatti è ancora apertissimo: Cremona era terra degli Insubri o dei Cenomani? Sta di fatto comunque che reperti di fattura celta sono stati rinvenuti in numerose località cremonesi: Sesto, Grumello, Pizzighettone, Vho di Piadena. Rimangono dunque sconosciuti i guerrieri che diedero filo da torcere ai Romani alle porte della città, sull’attuale via Giuseppina: il quartiere Battaglione deriva il nome proprio dagli echi di questa cruenta battaglia inserita nelle guerre puniche nel III secolo prima di Cristo. Ma se in Italia Roma sottomise facilmente le popolazioni celte occorre fare un altro discorso per i Galli di Francia e di Britannia. Per vincere i primi Cesare dovette combattere a lungo, perdendo uomini e mettendo in campo legioni su legioni. Ma alla fine la disciplina e la tecnologia bellica più avanzate dei romani ebbero la meglio. I Celti si fusero ben presto con i Romani dando vita ad un unico (grande) popolo.
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La curiosità
In Britannia la guerra fu ancora più lunga e sanguinosa: dopo le prime incursioni di Cesare del 54 dopo Cristo ancora nel 139 l’imperatore Antonino Pio ordina la costruzione di un ‘limes’ fortificato in Britannia, contro gli Scoti e i Pittii. Ma l’ultima resistenza dei Celti è del V secolo dopo Cristo: le popolazioni britanniche si oppongono agli Angli e ai Sassoni, da questa lotta nasce il mito di Artù e della Tavola Rotonda. Un racconto tutto medievale, quando delle gesta di Artorius rimane solo la leggenda e come tale viene scritta. Merlino ha tutta l’aria di essere un druido (e probabilmente lo era) un sacerdote dunque che spesso si trasformavano in guide carismatiche della tribù. Sacerdoti che erano signori dei grandi boschi del Po, che impaurivano i legionari con i loro grandi falò sul fiume.