di Fulvio Stumpo
‘Grummus’ o ‘Grumulus’, secondo Angelo Grandi, l’erudito sacerdote vissuto nel XIX secolo, il nome di Grumello potrebbe derivare da questi due vocaboli latini, che tradotti significano ‘mucchio’, ‘monticello’, ‘piano elevato’. L’erudito non lo dà per sicuro, dà per certo invece che ai suoi tempi Grumello era «Un grosso villaggio, o meglio borgo».
Secondo il sacerdote il paese venne fondato verso il 500 e i primi abitatori gli diedero il nome proprio perchè le terre emergevano dalla terrificante inondazione avvenuta nel 568 dopo Cristo, uno delle peggiori, riportata da più fonti (il Cremonese venne sommerso dalle acque di tutti i fiumi del sistema). A parere del Grandi comunque le origini sono incerte, sta di fatto che nelle antiche carte medievali cremonesi Grumello è citato più volte anche se con nomi diversi: Grumedello, Grumedellum, Grumellum, Grimellum, Grumello, Grumelli. In uno di questi documenti si evince chiaramente che il paese e le sue terre durante la dominazione longobarda erano di proprietà del duce di Bergamo, in un altro è citato per via di una disposizione di papa Innocenzo II che concede privilegi ai vari monasteri del Cremonese (è citato il monastero di Santa Maria in Grumello). Le carte coprono un arco di tempo che va dal 970 al 1288. In effetti il paese nel XIX secolo ricopriva nella nostra provincia un ruolo non indifferente con i suoi 2275 abitanti, e la sua storica frazione Farfengo (vedi la curiosità) Grumello era amministrato da un consiglio comunale regolarmente eletto (vale a dire non era un ‘convocato’ con i consiglieri nominati) e aveva una superfice di 26mila pertiche e dava all’erario tasse per 176mila scudi. Erano operative le scuole elementari ‘minori’, e avevano lo studio due medici, un farmacista, un veterinario. Le puerpere erano assistite da una levatrice che operava in tutto il territorio. La chiesa parrocchiale nel 1632 venne elevata a prepositura da uno dei discendenti dei Visconti, il vescovo Francesco, Grumello era stato anche un marchesato di proprietà della famiglia Affaitati (uno degli ultimi feudatari fu il famoso conte Luodovico). «Esiste un vecchio castello cinto di fosse e vanta pure dei bei giardini» (esiste attualmente villa Affaitati e la cascina Castello, adottata quest’anno come zona espositiva della fiera). Il Grandi descrive Grumello e le sue terre come molto produttive e amene, sottolinea che erano coltivate a cereali, a lino e i terreni verso occidente a vite, anzi afferma che il «territorio era coperto di viti».
La curiosità
La frazione di Farfengo è ricca di storia con già il suo nome indica. Lo intuiva già il Grandi quando a metà del XIX secolo scriveva nella sua ‘Descrizione’ della diocesi: «Dalla denominazione di questo villaggio che ha la desinenza in ‘engo’, come Fengo, Isengo, Ticengo, che sono vocaboli né italiani né latini, son d’avviso alcuni che sieno nomi dati dalle colonie teutoniche». Grandi dunque, a ragione, sostiene che Farfengo ha origine germaniche, in effetti i linguisti concordano nel ritenere la desinenza in ‘engo’ di origine longobarda. Ai tempi di Grandi la frazione contava 484 abitanti e fino al X secolo alcune terre erano di proprietà del famoso monastero di Nonantola. A Farfengo nacque Maffeo Moro, ufficiale degli eserciti di Cabrino Fondulo e suo amico personale, che in seguito fu nominato conte dall’imperatore Sigismondo.
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