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Febbraio corto e maledetto


L’etimologia del mese che per i Romani chiudeva l’anno


di Davide Astori
«Febbraio, febbraietto…mese corto e maledetto», prosegue il detto popolare, che riposa sulle preoccupazioni che il mondo agricolo viveva a febbraio, appunto, periodo in cui le scorte iniziavano a scarseggiare e si attendeva con ansia l’arrivo della bella stagione. E di detti, invero, ce n’è più d’uno a lamentare ilmalessere: ‘Febbraio, corto e amaro’; o ancora, almeno, ‘Febbraiuzzo, peggio di tutto’. Gli antichi romani gli associavano un sentimento di profonda mestizia: esso era (secondo il calendario più antico, quello addirittura attribuito a Romolo) l’ultimomese dell’anno, antecedente all’equinozio di primavera e alla simbolica rinascita della vita.
‘Mensis feralis’ (ché sulle tombe dei morti venivano portate vivande: «manibus sacrata a ferendis epulis appellata», esplicita Festo dei Feralia), pieno di riti per i defunti e cerimonie di purificazione, era anche ‘februus’ (‘purificante’, appunto), e in onore del dio etrusco omonimo, e della dea romana Febris, si tributava un culto che sarebbe confluito in quello cristiano dedicato a Santa Febronia, che a sua volta si vide scalzata (e slittata al 25 giugno) dal più appetibile San Valentino. Fra le diverse celebrazioni del mondo romano si ricordano almeno i già citati Feralia, i Terminalia, dedicati a Terminus, dio agreste dei Confini, o ancora i Lupercalia, tanto celebri quanto enigmatici nella loro reale origine. Gli Equirria, gare di corsa che si tenevano nel Campo diMarte, sette giri (il numero degli antichi pianeti) ad attraversare dodici porte (tante quanto i segni zodiacali), simboleggiavano—consonanti all’ottica più generale di unmese che portava in sé l’idea e la riflessione su fine e ripresa,morte e rinascita nelle loro infinite valenze—la conclusione di un ciclo cosmico, puntando fra l’altro a gestire, esorcizzandola per certi versi, l’eterna, ineludibile ansia dovuta al passaggio dal vecchio al nuovo.
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