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Distretto III. Il Casalasco tra Romani e antichi laghi


di Fulvio Stumpo
Continuano con il ‘Distretto III’, quello di Casalmaggiore, le puntate sulla divisione territoriale della provincia nel XIX secolo. Il distretto casalasco, dopo quello di Cremona era il più importante (Cremanon era ancora...Cremona). Contava più di 28mila abitanti, anche se 15 mila risiedevano solo nel capoluogo e faceva da ponte con il Mantovano e il Parmense.

 


Era formato da 11 comuni con 20 frazioni, e ben cinque di queste superavano le 5000 anime. Si contavano 4000 abitazioni e 6100 famiglie (la statistica dell’epoca rileva anche la presenza di 200 ‘forestieri’). I paesi di pertinenza a Casalmaggiore iniziavano da Torricella del Pizzo e Martignana (Cingia e Motta Baluffi erano nel distretto di Sospiro, quello ‘II’). Il comune prima che il Po modificasse il suo corso apparteneva al Ducato di Parma e Piacenza. La prima citazione di Martignana si ha nell’alto Medioevo in un documento di compravendita di terreni del 786. Gussola era il secondo centro del Distretto con i suoi 3363 abitanti. Contava due frazioni Bolleni Caprile e Borgolieto che nel Medioevo era di proprietà dei canonici della cattedrale di Cremona e nel 1494 fu elevata a parrocchia, distinta da quella di Gussola. A Solarolo Rainerio esisteva un piccolo ospedale che poi fu chiuso e il personale e le strutture trasferite a Cremona. Con Solarolo facevano parte del distretto anche Caruberto, famoso per il santuario.

Altri paesi ricchi di storia erano sotto la giurisdizione di Casalmaggiore (che era soprattutto amministrativa e di servizi): San Lorenzo Aroldo, Castelponzone (paese che i Visconti diedero in feudo ai Ponzone nel XV secolo, ed era famosissimo per la produzione di corde di canapa, produzione che si protrasse fino al secolo scorso). Altro importante centro era Scandolara Ravara, che ha nel suo stesso nome le origini: ‘ravara’ sta per riva e infatti si chiamava anche Scandolara Ripa Po (Scandolara probabilmente ha a che fare con ‘scandola’, un prodotto agricolo, forse la spelta). A causa di questa sua vicinanza al fiume non si conosce bene la sua storia: le piene avrebbero portato via le prove certe della sua origine romana. A dire il vero un altare trovato nelle campagne è conservato a Milano, ma questo reperto, da solo, non permette di avere la conferma. Tra le pertinenze del Distretto c’era anche San Matino del Lago, che prende il nome probabilmente da un lago della corte di Scandolara (citata comunque in diversi documenti medievali, il primo risale al 1009). In ‘fondo’ al Casalasco infine c’era Spineda, o Spineta, terra dei marchesi Cavalcabò che ebbe anche un ruolo nelle vicende della casata dei Canossa.

Il capoluogo del Distretto III era Casalmaggiore. A metà del XIX secolo contava 15 frazioni, che all’epoca erano chiamate ‘ville’ o ‘vicinie’ (Agoiolo, Brugnolo, Camminata, Cappella e Gambalone, Casalbellotto, Fossa Caprara, Motta di Vicinanza, Quattro Case, Rivarolo Dentro, Roncadello, Staffolo, Vico Bellignano, Vico Bonghisio, Vico Moscano, Villa Nuova). Tutto il distretto contava 15.159 abitanti, la sola città 5000 e le carte del pubblico registro indicavano 2148 abitazioni. I fedeli potevano contare su 16 parrocchie. Nella antiche carte cremonesi ‘Casal Maius’, ‘Casalimaiore’ e altre diciture compaiono decine di volte, senza contare il ruolo che la città ha avuto nelle dinastie degli Este e dei Canossa. In città c’erano orfanotrofi, ospedali, scuole, monte di pietà, banche, collegi, pretura, Poste, commissariato. Operavano tre avvocati, tre notai, 9 ingegneri, 2 agrimensori, 2 ragionieri, 6 medici, 5 farmacisti e 2 ostetriche.