di Fulvio Stumpo
Nel 1859 la provincia di Cremona era divisa in otto distretti, 151 comuni, 12 borghi, 205 villaggi e 1430 casali e cascine. Il primo distretto era quello di Cremona, il secondo di Sospiro, il terzo di Casalmaggiore, il quarto di Robecco, il quinto di Piadena, il sesto di Soresina, il settimo di Soncino e l’ottavo di Pizzighettone.
Ogni capoluogo di distretto forniva ai paesi del circondario alcuni servizi: scuole, sanità, pretura, uffici pubblici, assistenza varia. Occorre ricordare che una simile organizzazione era dettata soprattutto dallo stato dei trasporti: arrivare da Soncino o da Voltido a Cremona, per qualche disbrigo burocratico non era impresa semplice e veloce: i tempi erano quanto meno quadruplicati se non di più. Era una suddivisione per certi aspetti capillare, che portava le varie realtà ad avere delle tipicità e tradizioni quasi uniche: a pochi chilometri di distanza da un paese si parlava un dialetto con sfumature diverse, si cucinava il maiale in modo differente, si onorava il santo patrono con una liturgia tutta locale. Restavano tradizioni comuni, ma ogni piccola realtà aveva le sue caratteristiche che le rendeva differenti. Un mosaico di tipicità che era una ricchezza. In questa puntata verrà descritto il primo, quello che amministrativamente faceva capo a Cremona. Il ‘distretto primo’ era quello del capoluogo. Ne facevano parte: Due Miglia, Vescovato, Bagnarolo, Ardole San Marino, Pieve Delmona, Ca’ de’ Stefani, Cicognolo, Gadesco, San Savino, Ca’ de’ Sfondrati, Ca’ de’ Quinzani, Montanara, Malagnino, Vighizzolo, Pieve San Giacomo, Gazzo, questi comuni avevano una pletora di frazioni e di località, alcune minuscole (che si conservano ancora oggi) formate da poche cascine.
Ne sono un esempio Ca de’ Cervi,Ca’ de’ Bonavogli, Ca’Novetta e Ca’Nova, Ca’ deNovelli (adesso accorpate al comune di Derovere) e la bellissima e romantica Silvella. Il ‘distretto primo’ escludendo Cremona contava poco più di 20mila abitanti, con il capoluogo arrivava a 60mila. La città era costellata dai cosiddetti ‘borghi’molti dei quali precedentemente facevano parte del comune di Due Miglia, soppresso e accorpato a Cremona solo nel 1920.
Vi erano i borghi di San Cataldo (in centro), quello di San Guglielmo (dalle parti di viale Trento e Trieste) d’Ognisanti (che girava attorno alle mura cittadine) di San Lazzaro (dalle parti di San Luca) di Porta Po chiamato anche Borgo di Santo Spirito (vi abitavano solo pescatori e barcaioli) il Boschetto, Picenengo, Sant’Ambrogio. Una suddivisione territoriale che per certi aspetti rimarca ancora la suddivisione attuale del capoluogo (con chiese che ancora danno il nome al quartierecome quella di Santa Maria del Riposo).