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Dalle carte medievali alcuni improbabili cognomi cremonesi


Paesi, terre, poderi, vigne, castelli e cascine, ma soprattutto nomi, tanti nomi di cremonesi antichi, anzi medievali. Il fascino che emerge dai documenti compresi tra il 759 e il 1200 è indubbio, le carte fanno rivivere a distanza di secoli uomini e personaggi che si vivevano, lavoravano, si sposavano e litigavano a Cremona e nel suo territorio. E si va sempre più in alto: con papi (Alessandro III ad esempio) imperatori (Ottone gli Hoestauffen) marchesi e conti. Ma è soprattutto dagli atti di vendita che emerge una ‘magnifica umanità’. Ma non solo: dai documenti emergono anche nomi insoliti, molto insoliti, uno su tutti: Tebaldo ‘Cacainfurno’, personaggio che viene citato molte volte, evidentemente era ricco ed emergente, ma con un nome che sembra emerso da un raccolto del Folengo. La sua prima comparsata è del 1144, ‘Cacainfurno’ riceve da una famiglia di Polengo (Lanfranco da Polengo, la moglie Bonissima, Guglielmo da Acqualunga) riceve in affitto un terreno ‘ultra Pauxolo’, una località non identificata. Nei documenti posteriori in suo nome viene più volte deformato e ingentilito. Maa proposito di nomi...strani le carte riportano anche Panpuro, Spigaruggine, Mazzabove, Cacio, Bruciacapra, Albertone Musa di Torculo, Orco.UnOrlando del fu Migliore vende a suo fratello Tonsabecco un terreno fuori porta Santa Margherita in Cremona.

Il prete Giovanni vende a Bernardino di Arumanno e a sua moglie Vacca una casa e Corrado di Tornainfrancia compra due terreni. E ancora: Giordano di Cansere vende a Giovanni Cacacurtellum una vigna, ed è Giannonne Scorticasanti a prestare una fidejussione per un’altra cessione. In un documento di vendita emergono Ugo ‘de Puteo’ che evidentemente non aveva un buon odore e Ottone Tignoso. Anche tra i consoli emerge qualchenomeparticolare come a esempo Teutaldo ‘Nasodegatta’ o Iacopo Sordo, o come il lodigiano Arioldo Pocalode. Ma oltre a questi protagonisti, che si evince sono una classe media che si sta affacciando al benessere che vende, permuta, prende e concede in affitto terre, vigne, arativi, prati, c’è un’altra che nomi strani non ha, anzi. In alcune ‘sentenze’ ad esempio vengono citati vescovi e cardinali di famiglie illustri (guido da Somma, Oberto da Cremona, Gerardo da Bergamo. Ci sono consoli del Comune di Cremona, che come tutti gli altri fanno affari. Ecco dunque Ponzio Giroldi, Lanfranco di Oscasale, Ribaldo di Pescarolo, Mezzolombardo ed Enrico Malanotte che danno in affitto terreni a Corrado di Germignano e ad Ambrogio e Pietro di Roino terreni di proprietà del Comune.
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La curiosità
Nei documenti medievali, si diceva, non c’è solo Cacainfurno o Bruciacapra, ci sono anche i protagonisti del Medioevo, e non solo quello cremonese. Più volte compare il grande Federico Barbarossa (che in un caso concede ai cremonesi il diritto di navigare sul Po senza pagare le tasse, ad esempio, e in un altro, la Sua Magnanimità, perdona i cremonesi ‘le offese e i torti a lui fatti’, in un altro atto la città si impegna a pagargli 1500 lire imperiali in cambio della pace che il Barbarossa ha concesso). Ma una ‘carta’ spicca, e tratta di una questione non di poco conto: il possesso di Guastalla e Luzzara. Nella ‘querela’ indirizzata a Federico Gandolfo, l’abate di San Sisto di Piacenza accusa i Cremonese di detenere illegalmente le due cittadine, ma non solo: il prelato imputa ai Cremonesi di ‘dar fastidio’ ai suoi monaci che gestiscono un monastero a Guastalla. In più contestava i possedimenti di Castelnuovo Bocca d’Adda.