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Da 130 anni i Barnabiti a Cremona


«Quanto giovi al benessere morale della Società la istruzione cristiana della gioventù, non è chi nol vegga. Perciò fu vivo desiderio e precipua cura del Pastoral nostroMinistero, che in questa nostra Diocesi si avessero ad aprire Scuole ed Oratori, dove i fanciulli insieme ai rudimenti delle lettere apprendessero quelli del Catechismo e venissero esercitati nelle cattoliche discipline. A tal uopo abbiamo eletto una Commissione. (…)Ora, resasi vacante e passato in eredità della suddetta nostra Commissione l’ex Convento dei Cappuccini, abbiamo pensato di chiamare qui nella patria del Santo suo fondatore la Congregazione dei Chierici Regolari di S. Paolo, detti Barnabiti, tanto benemeriti ed esperti nel Magistero educativo, e di cedere loro il sunnominato Convento, perché si aprano Scuole Elementari soprattutto ed Oratorio Festivo».

Il passo sopra riferito fa parte di un decreto di Bonomelli, vescovo di Cremona da 10 anni, recante la data del 1 settembre 1881. Nel 1881, quindi, i Barnabiti rientrano a Cremona per volontà di Bonomelli con due compiti educativi espliciti: aprire una scuola elementare gratuita per il popolo ed un Oratorio festivo. La scuola elementare dopo alcuni anni confluì nelle scuole elementari comunali, mentre l’Oratorio ebbe un notevole sviluppo: da festivo divenne anche feriale e successivamente diede origine al Circolo Zaccaria, per l’educazione della gioventù cremonese. Nel 1881 ai Barnabiti furono così assegnate il convento e la chiesa di S. Luca, appena lasciate dai Cappuccini che si erano trasferiti in via Brescia. E fu un vero e proprio ritorno, quello dei Chierici Regolari di S. Paolo istituiti dal cremonese AntonioMaria Zaccaria nel 1530, e riconosciuti ufficialmente tre anni dopo da papa ClementeVII, con lo scopo «di ravvivare lo spirito religioso nel clero secolare e regolare, e ricondurre il laicato a migliori costumi», precorrendo di alcuni anni il Concilio di Trento.

A Cremona si erano fatti conoscere fin dai primi anni della loro fondazione, avvenuta a Milano, per avere ripetutamente predicato in città le missioni popolari. Nel 1570 i Barnabiti si insediarono stabilmente nel convento e nella chiesa dei SantiGiacomo e Vincenzo, posti nell’attuale via Palestro. Ora rimane solo la chiesa perché il complesso monastico trasformato nel tempo in ricovero per anziani e poi in caserma, nel secondo dopoguerra fu demolito per far posto al gruppo di edifici scolastici tuttora esistenti. In S. Vincenzo, che nel ‘500 era una Rettoria, i Barnabiti fondarono una Casa di formazione per gli studenti professi, giovani dai 18 a 22 anni che si preparavano ad entrare nell’ Ordine. In seguito vi aprirono una Scuola di studi classici frequentata anche da studenti esterni. Nel 1789 si trasferirono a S. Pietro al Po, rimanendovi fino al 1800, quando si spostarono presso la chiesa di S. Marcellino. Lì diressero la Scuola di studi classici, l’attuale liceo ‘Manin’, fino ad allora retta dai Gesuiti. Dieci anni dopo, le soppressioni napoleoniche spazzarono via, insieme ad altre innumerevoli istituzioni religiose, anche i Barnabiti. Poterono ritornare in città grazie al decreto del Vescovo Bonomelli, preoccupato dell’educazione morale e culturale della gioventù, un compito per il quale i Barnabiti erano nati circa trecentocinquanta anni prima. Il ritorno a Cremona dei Barnabiti non fu esente da contrasti con le confinanti parrocchie cittadine. Il passar del tempo, naturalmente, sopì molti attriti. E se non esistessero testimonianze scritte di quell’inizio difficile nulla si sospetterebbe di quanto era intercorso fra i Padri e le Parrocchie leggendo le parole dimons. Luigi Vigna, quando – nel 1931 – si celebrò il cinquantesimo del loro ritorno. Scriveva infatti il Prevosto di S. Agata: «… Oggi, dopo due anni che mi trovo a lavorare in questo campo, benedico più volte del bene immenso che compiono i figli di S. Antonio, specialmente a vantaggio della gioventù maschile, e sono ben lieto che un forte gruppo dei miei figliuoli si trovi tra le belle schiere dell’Oratorio e della Associazione giovanile di S. Luca. (…) La Parrocchia di S. Agata non può che onorarsi e gloriarsi di questi ospiti benedetti. A nome dei miei parrocchiani colgo ben volentieri l’occasione per portare ai Padri Barnabiti l’attestato della più devota gratitudine». Così molti malumori si stemperarono. Alcune tracce rimasero, tuttavia: per esempio, le difficoltà incontrate da qualche ‘zaccarino’ col parroco in carica per ottenere il permesso di celebrare il proprio matrimonio in S. Luca. Qualcuno lo ottenne, qualcun altro no. Fu necessario, ogni tanto, adeguare anche gli orari delle funzioni in S. Luca per non disturbare quelle delle parrocchie vicine. Ma, in compenso, i ragazzi ed i giovani di S. Luca partecipavano ogni anno a pieno titolo alle celebrazioni religiose cittadine ed in particolare a quelle in onore di S. Agata e mantenevano ottimi rapporti con il Circolo parrocchiale ‘Contardo Ferrini’. Il ricordare oggi con riconoscenza la presenza educativa dei Barnabiti aCremona, in attuazione di quel mandato di Bonomelli nel 1881, è doveroso; senza dimenticare il prezioso loro ministero sacerdotale nella chiesa di S. Luca. In particolare è riconoscere l’enorme incidenza formativa, umana, culturale e religiosa da Essi realizzata per la città, e non solo, attraverso l’Oratorio ed il Circolo Zaccaria e le opere ad essi, nel tempo, collegati. ■ Piervincenzo Gabbani