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Cremonesi 'Mangia fagioli'


Teofilo Folengo nella sua celebre opera ‘Baldus’ cita Cremona per il Torrazzo e i fagioli. L’ironico libro tratta le gesta di Baldus, un cavaliere comico, parodia dei grandi eroi. Baldus inizia a raccontare le specialità delle città italiane più famose e allora «Verona dà molta lana tosando le pecore, Brescia scava il ferro dagli alti monti... Pavia pasce Milano di porri e di verze; Piacenza riempie di formaggio tutti i paesi...». Il poeta poi sbotta «Se vuoi mangiare fagioli vai a Cremona.. ». Anzi paragona la pentola fumante dei fagioli cremonesi con la confusione che regna in battaglia: «..stanno stretti insieme a guardar la nera battaglia. Come una caldaia piena di fagioli cremonesi, quando si prepara una cena per villani affamati».Questi versi costano ai cremonesi il soprannome di ‘mangiafagioli’.

Ma perchè Folengo cita proprio i fagioli? Semplice le colture di legumi cremonesi e le ricette erano famosissime. Perfino Bartolomeo Sacchi, detto il Platina li cita nel suo ‘De honesta Voluptate’. I fagioli hanno un ruolo ben preciso nell’agricoltura cremonese, sono importanti per la rotazione delle colture, così come gli altri legumi, e per capire la vastità del fenomeno agricolo basta ricordare che nel ‘500 il Cremonese poteva contare su quasi un milione e 700 mila pertiche di terreno coltivabile. Erano contivati soprattutto nelle ‘terre sutte’ e venivano esportati in tutta l’Italia, soprattutto a Venezia. Un cronista veneziano del ‘500 spiega che Cremona mandava alla Serenissima: «Fustagni in quantità, bocassin i, panni de lana alcuni e tele assai, lini, zafran, formenti e legumi de ogne sorte et alcune altre sorte demerci». Il poeta mantovano ricorda Cremona anche per il Torrazzo. Raccontando il combattimento e gli atti di eroismo di Baldus durante una battaglia, il poeta descrive la forza e la fermezza del suo eroe e fa una similitudine. «Quella taverna va sottosopra da cima a fondo e ciononostante quell’eroe non si scompone neanche di un minimo peluzzo; resiste intrepido contro tanta canaglia, proprio come la famosa totte di Cremona contro i venti, e mentre sparge sangue diventa più valoroso». Versi così sicuri nel descrivere la ‘famosa torre’ autorizzano a pensare che il Folengo il Torrazzo lo abbia visto sul serio, che a Cremona, anche se non ci sono prove a tal proposito, fosse venuto in visita. «Del resto lo scrittore ebbe una vita molto tribolata, era un ribelle, spesso veniva allontanato dai monasteri, è molto probabile che dalla vicina Mantova fosse capitato in città. Ma se così non fosse la fama del Torrazzo era così diffusa che il poeta non avrebbe avuto certo problemi a descriverlo ».

La curiosità

’Mangia fagioli» o «Grande vascello»?. Certo è che i versi di Folengo costano ai Cremonesi un appellativo che si perpetuerà nei secoli, quello di ‘mangiafagioli’, che qualcuno ha voluto ingentilire spiegando che ‘mangiafagioli’ è stato tradotto male, che in realtà sta per ‘magno phaselus’, vale a dire il ‘grande vascello’, riferendosi alla forma allungata della provincia che rassomiglierebbe a una nave sul Po, e con il Torrazzo che farebbe da albero maestro. In realtà le fonti, storiche e letterarie, non riportano mai un’interpretazione del genere, i Cremonesi sono chiamati ‘mangiafagioli non a caso: le colture di legumi erano veramente un’eccellenza. Il ‘grande vascello’ dunque sarebbe una leggenda, un modo per scrollarsi di dosso questo soprannome: come se mangiar fagioli fosse un disonore