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Cremona - Fame e colera la città in crisi. L’Assistenza. Nell’800 erano migliaia i poveri


di Fulvio Stumpo
Dopo l’epopea napoleonica, con la Restaurazione la città attraversa un periodo di decadenza. Il XIX secolo è per Cremona un periodo difficile: la popolazione non cresce (dal 1824 al 1853 aumenta di soli 3000 abitanti arrivando a poco più di 29mila abitanti), l’economia fatica a trovare sbocchi di mercato, la vita culturale langue.


Molto più vivo il contado, quel famoso ‘ager cremonensis’ che in 30 anni passa da 145mila abitanti a 208mila. Ma non solo: è la campagna a produrre reddito e a ‘sostenere’ la città, dai campi arriva di tutto, e si inizia a gettare le basi per quella che diventerà una delle agricolture più avanzate e produttive di Europa. Una situazione che inevitabilmente incide sui redditi delle famiglie e dunque anche sull’assistenza sociale che le istituzioni ed enti caritatevoli danno ai bisognosi.


Per tutto l’800 (bisogna aspettare la fine della Prima Guerra Mondiale per vedere qualche miglioramento) le condizioni sociali e sanitarie di Cremona sono pessime. Verso la metà del secolo XIX in città sono ‘assistite’ quasi 4000 persone indigenti, più di 10mila famiglie vengono aiutate, e la povertà in genere tocca punte del 40% dei suoi cittadini. I quartieri più poveri e degradati sono Sant’Abbondio, Sant’Ilario, Sant’Imerio, dove i cremonesi poveri toccano anche il 60-70per cento della popolazione. Colera e vaiolo sono malattie endemiche, le cronache dell’epoca, ci raccontano come ancora sul finire dell’800 le carrette dei ‘monatti’ passano per i quartieri più poveri per raccogliere imalati di colera.


Certo, per fortuna, non li ricoverano più nei famigerati lazzaretti, ma rimaneva uno spettacolomolto triste. Il centro dell’assistenza cittadina era l’Ospedale Maggiore, nato dalle ceneri da quello quattrocentesco di Santa Maria della Pietà. Una struttura fondamentale: assisteva gratuitamente più di 700 ammalati al giorno.
La rete assistenziale è comunque molto capillare, buona parte è appannaggio della Chiesa, infaticabile nello stare vicino ai poveri e ai diseredati (pur essendo un’istituzione che aveva fatto della lotta alle ‘novità’ napoleoniche prima e liberali poi una ragione di lotta). Esistevano istituti per l’assistenza alle donne incinte, per gli esposti, che accoglie quasi 130 bambini abbandonati al giorno. E’ operativo un manicomio, l’istituto per gli anziani indigenti, il Monte di Pietà che risaliva la XV secolo, gli asili per i bambini poveri fondati dal grande Ferrante Aporti. Se i numeri sono a volte un valido riassunto della situazione basti pensare che in città gli istituti elemosinieri e di assistenza erano quasi 100, un indicatore chiaro del disagio e della povertà che caratterizzava Cremona.