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Cremona causò la fine del conte di Carmagnola


di Fulvio Stumpo
Il conte di Carmagnola: ovvero un traditore o un grande soldato sfortunato? Sta di fatto che Cremona e le sue vicende determinarono la fine della sua carriera politica, e gli costarono la testa: il conte infatti fu condannato a morte per tradimento dalla Repubblica di Venezia. Francesco Bussone, poi conte di Carmagnola, era di umili origini, forse i suoi genitori erano contadini. Ma era molto ambizioso, ben presto si diede al mestiere delle armi e scalò le gerarchie fino a sposare una Visconti.

Proprio Cremona è il motivo dell’accusa di tradimento, il conte era al servizio della Serenissima. Come entra Cremona nelle vicende di questo soldato di ventura? L’ex contadino si segnala per il valore e per la sua lealtà ai Visconti. E per Filippo combatte con valore. Il conte di Carmagnola infatti scende nel Cremonese e lo mette a ferro e a fuoco. Nel 1419 si accampa a Castelleone e da questa base combatte a Spinadesco, Acquanegra, si impossessa di Casalmaggiore. Solo a Cavatigozzi viene fermato dai cannonie di Cabrino Fondulo. Poi riprende la sua avanzata, conquista Pizzighettone e altri castelli sparsi nella campagna tra il Cremonese e il Lodigiano. Nel febbraio del 1420 Fondulo si arrende a Carmagnola. Filippo Visconti però lo invidia e gli toglie il comando dell’esercito. Il conte non è d’accordo litiga con Filippo e deve fuggire dalla Lombardia e si dà a Venezia. Nel 1426 scoppia la guerra tra Venezia e Milano: Carmagnola scende nel Cremonese con l’esercito veneto. Soncino fa finta di arrendersi, ma è una trappola che diventa un disastro. Dopo questo primo episodio la guerra si sposta sul Po. Le navi di Venezia risalgono il fiume e si scontrano con quelle milanesi. Per posta c’è Cremona. Le navi veneziane, al comando di Nicolò Trevisano, si scontrano con quelle milanesi condotte da Eustachio Pasino. Sulle sponde del fiume Carmagnola segue la flotta con l’esercito. I veneziani vengono sconfitti sul Po, nonostante il Conte di Carmagnola cerchi di soccorrere le armate di San Marco dalla riva. L’esercito veneto passa tutta l’estate nelle campagne cremonesi. Il loro capitano ordina al marchese Cavalcabò, di occupare Cremona. Mail tentativo fallisce, il marchese occupa solo porta San Luca, che deve abbandonare a causa della resistenza dei cremonesi: carmagnola non interviene in suo soccorso. Il conte proprio in seguito all’attacco, o meglio al mancato viene accusato di tradimento dai veneziani, dopo un processo farsa in cui si difende molto bene, viene condannato a morte e decapitato in piazza San Marco: è il 5 maggio del 1432.
 

La curiosità
Alessandro Manzoni con la sua tragedia ‘Il conte di Carmagnola’ rende il condottiero immortale. L’opera cita più volte Cremona e il Cremonese. Nel quarto atto nella sala del Consiglio dei Dieci di Venezia si cita:«...a molti era sospetta la sua fede; ad altri certa parea...il velo cade dal ciglio ai più. Nel suo soccorso troppo fidando, il Trevisan s’inoltra nel Po, le navi del nemico affronta; sopraffatto dal numero, richiede al capitan rinforzo e non l’ottiene. Freme il Senato; poche voci appena s’alzano ancora per lui. Cremona è presa, basta sol ch’ei v’accorra; ei non v’accorre...». Per difendere il conte Marco Senatore afferma:«...Io sono amico al conte...L’aiuto al Trevisan negato? Era più grave periglio di darlo; era l'impresa ordita ignaro il Conte, ei non fu chiesto a tempo. E la sentenza che a sì turpe esiglio il Trevisan dannò, tutta la colpa non rovesciò sopra di lui? Cremona? Chi di Cremona medita l’acquisto? Chi l’ordin diè che si tentasse? Il Conte. Del popol tutto che a rumor si leva non può scarso drappello l’inaspettato impeto sostener; ritorna al campo, Non scemo pur d’un combattente...».